V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

+ Dal Vangelo secondo Matteo 5, 13-16

"Voi siete la luce del mondo"

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”.

 

 

“Siete voi la luce del mondo. Una città costruita su un monte non può rimanere nascosta; e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, perché faccia luce a tutti quelli che sono in casa”.

Il Signore aveva chiamato prima i suoi discepoli sale della terra, perché con la sapienza celeste ridiedero sapore al cuore dell’uomo, divenuto scipito per opera del demonio. Li chiama ora luce del mondo, perché illuminati da lui, vera ed eterna luce, divennero anch’essi luce delle tenebre.

E non senza motivo Gesù, sole di giustizia, chiama i suoi discepoli luce del mondo, perché mediante essi, quasi raggi splendenti, infuse in tutto l’universo la luce della sua conoscenza; essi, infatti, fugarono le tenebre dell’errore dalle menti degli uomini, mostrando la luce della verità.

Anche noi, illuminati da loro, siamo divenuti da tenebra luce, secondo l’affermazione dell’Apostolo: “Eravate una volta tenebra, ora siete luce nel Signore”, e ancora: “Non siete figli della notte, né della tenebra, ma siete figli della luce e figli dei giorno”.

Anche san Giovanni, nella sua lettera, testimoniò dicendo: “Dio è luce, e chi rimane in Dio è nella luce, come egli stesso è nella luce”.

Se dunque godiamo di essere stati liberati dalle tenebre dell’errore, dobbiamo sempre, come figli della luce, camminare nella luce. Dice infatti l’Apostolo: “Voi dovete brillare come fonti di luce in questo mondo, impregnati della Parola di vita”.

Se non ci comportiamo in questo modo, la nostra infedeltà nasconderà e oscurerà come un velo l’utilità di una luce così necessaria, a danno nostro e degli altri, divenendo simile al servo che preferì nascondere il talento ricevuto, piuttosto che trafficarlo per i beni celesti.

E sappiamo per averlo letto quale ricompensa abbia ricevuto. Perciò quella lampada splendente che fu accesa perché ne usassimo a nostra salvezza, deve sempre risplendere in noi. Possediamo, infatti, la lampada del comandamento divino e della grazia spirituale, di cui aveva detto David: “Lampada ai miei passi è la tua parola, e luce sulla mia strada”, e Salomone: “Perché il precetto della tua legge è una lampada”.

Questa lampada della legge e della fede non deve da noi essere occultata, ma tenuta sempre alta nella Chiesa, come su di un candeliere, per la salvezza di molti; affinché noi per primi usufruiamo della sua luce, e tutti i credenti ne siano illuminati.

(San Cromazio, Trattato 5, 1.3-4)