Discorso del Santo Padre Francesco alla Curia romana per gli auguri di Natale

 

Esiste un’espressione molto bella e carica di amore entrata nel linguaggio ecclesiale e che ha costituito o costituisce l’impegno quotidiano, a volte anche fino alla morte, di molti e autentici seguaci del Signore.

 

La nascita di Gesù è un mistero che riguarda ogni cristiano, il quale, così come Maria, ha ricevuto una Parola che non può rimanere solo una parola, ma deve arrivare a farsi carne e sangue, fatto concreto, qualcosa che si può toccare e vedere. La Parola costruisce sempre qualcosa. Gesù è la Parola fatta carne che ha vissuto tra gli uomini.

 

Ogni mese di dicembre e inizio dell’anno nuovo comincia il tempo delle favole dolciastre per bambini che non crescono e per coloro che riducono il Natale al giorno in cui si spende e si consuma il massimo possibile, unendo queste soddisfazioni carnali a qualche limitata opera generosa che ci fa sentire più buoni e ci permette così di poter saziare i nostri desideri senza inquietanti rimorsi di coscienza.

 

La promessa è l’intenzione manifestata in modo libero e spontaneo da un soggetto di obbligarsi a compiere un’azione nel futuro.

 

Non vi è dubbio che uno dei grandi profeti del nichilismo moderno, della nostra società liquida, sia Friedrich Nietzsche. Egli intravede le conseguenze di una società senza fondamenta e senza valori, dove il senso ultimo del nostro agire lo si ritrova nell’agire stesso e in cui tutto è relativo e indeterminato, mentre la fedeltà è svuotata di senso.