Il fatto che io sono responsabile dell’altro e l’altro è responsabile di me, non annulla l’identità. È la responsabilità che crea l’unità. Quando viene meno la responsabilità viene meno anche l’unità. E allora ognuno rimane con la sua identità e con la sua responsabilità. Io sono responsabile dell’altro fino a quando l’altro nella sua libertà sta al patto.

 

Nel racconto genesiaco il peccato di Caino si manifesta con una risposta da irresponsabile. A Dio che domanda dove si trova il fratello Abele, Caino risponde con il classico “non lo so” che altro non è che la traduzione d’una dichiarazione d’irresponsabilità.

 

Su una parete della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani v’era scritto: I care. Questa espressione viene dal cuore della storia americana del secolo scorso.

 

L’America Latina è una di quelle aree geografiche dove il padrinato continua ad essere percepito essenzialmente come alleanza sociale. È il caso anche di altre zone del globo, come l’Italia meridionale, dove le cronache, anche molto recenti, hanno messo in luce quanto possa essere ambigua, e lontana da ogni mentalità cristiana, la figura del “padrino”, che del resto ha dato il nome alla famosa saga romanzesca e cinematografica.

 

Visitando le famiglie dei quartieri più poveri della nostra parrocchia di Ypacaraí, capita spesso che, quando il discorso cade sui figli, si venga a sapere che non sono stati ancora battezzati. Ormai non meraviglia più la spiegazione che viene data quasi invariabilmente: “Non riusciamo a trovare i padrini”.

 

Verso il 50º anniversario della mia ordinazione sacerdotale

 

Suor Shereen Abbassi è una giovane religiosa appartenente alle Francescane Missionarie del Cuore Immacolato di Maria, dette d’Egitto, una congregazione fondata nel 1868 al Cairo dalla Beata Madre Caterina Troiani e oggi presente in quattro continenti.

 

“Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio”

Le letture della storia a confronto e lo sguardo di Papa Francesco sui cristiani perseguitati