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Durante il ritiro dei catechisti di Loma Pytâ, tenuto da Emilio, dopo una riflessione sul profilo del catechista, vi sono stati arricchenti scambi su aspetti concreti e metodologici della trasmissione della fede. Di tutto ciò proponiamo in sintesi alcuni aspetti che riteniamo molto utili non solo per il contesto ecclesiale del Paraguay, nel quale tali riflessioni sono maturate e sono state condivise.

 

Insegnare a distinguere

Da dove cominciare un percorso di catechesi con i bambini?

Non si poteva non rimanere sorpresi dall’essenzialità e profondità religiosa dell’approccio proposto da Emilio: “Cominciate con l’insegnare ai bambini a saper distinguere la destra dalla sinistra”. Un gioco per i più piccoli che debbono sollevare sempre più velocemente la mano giusta senza sbagliarsi, un gioco che diventa poi una cosa molto seria. Il saper fare bene il segno della croce, carta d’identità del cristiano, diventa infatti la prima professione di fede dei bambini.

Quanti bambini ed adulti cristiani, in effetti, non sanno farlo correttamente e ancor meno conoscono il significato trinitario di questo segno. Eppure, per ogni cristiano tutto inizia nel battesimo, e tutto termina con la morte, nel segno della croce e della resurrezione.

“Meglio insegnare poche cose, ma bene”. Tale consiglio ha certo marcato i catechisti, spesso alle prese con programmi ridondanti, ed ha fatto scoprire loro che troppe nozioni soffocano e non fanno respirare “il profumo del Vangelo”[1].

Tornare ad una catechesi kerigmatica, che si concentra sul primo annuncio, sull’essenziale, “su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario”[2], è una sottolineatura importante di Papa Francesco per l’evangelizzazione.

Sul piano metodologico, concentrarsi sull’essenziale permette inoltre di prendere il tempo necessario per spiegare le parole, i gesti e soprattutto il loro legame con la vita.

Saper distinguere e saper chiamare le cose per nome è partecipare attraverso la conoscenza alla creazione di Dio.

Uscire dal caos primordiale fu il primo atto della creazione presentatoci dalla Genesi, proprio come distinzione e separazione tra vari elementi confusi, tra luce e tenebre, cielo e terra, e così via, per giungere poi alla distinzione tra bene e male, ed al racconto del peccato originale (cfr. Gen 1-3).

Applicandolo alla catechesi, uscire dal caos, insegnare a distinguere, vuol dire uscire dal disordine materiale, mentale e spirituale, non confondere luoghi e tempi; più in generale si tratta di formare i ragazzi e i giovani, affinché rifiutino atteggiamenti irresponsabili, inopportuni e sfasati.

Formare l’uomo

“Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo” (Qo 3, 1 ss.), dice la saggezza biblica di Qoèlet. Essa ci invita a saper distinguere e rispettare i diversi momenti della vita e della sua maturazione. Quando si passa dai fanciulli ai giovani, questo discorso diventa ancor più centrale.

Saper dare un tempo per ogni cosa significa insegnare ai giovani a gestire con equilibrio la propria vita: il tempo dello studio, del lavoro e dello svago; vuol dire invitarli a non bruciare le tappe della sessualità e delle relazioni, a dare un tempo al “fidanzamento” per conoscersi, affinché l’unione sia profonda e duratura[3]. Fare questo tipo di discernimento e di scelte richiede la capacità di saper andare controcorrente rispetto alla cultura contemporanea, in quanto essa consuma e spreca beni e fa collezione di esperienze superficiali.

Dai dibattiti è emerso quanto il catechista, che spesso deve supplire alle carenze educative della famiglia, è chiamato a dare orientamenti profondi e sane abitudini di vita derivanti dalla fede, che formino il carattere umano e spirituale dei bambini e dei giovani.

Il desiderio più profondo del catechista dovrebbe essere, infatti, che i ragazzi e i giovani a lui affidati non ricevano solo i sacramenti della fede, ma che questi ultimi siano per loro fonte di una vita felice.

Non dobbiamo, infatti, solo parlare ed annunciare una felicità che ci attende nell’aldilà. La vita in abbondanza, la vita eterna comincia sulla terra.

Come hanno affermato i Padri della Chiesa, Dio si è fatto uomo, affinché l’uomo possa diventare Dio[4]; terra e cielo si sono incontrati per l’Incarnazione del Figlio di Dio nella persona di Maria e mai più saranno separati.

Questa verità della fede ha permesso ai catechisti di scoprire la loro dignità cristiana e la necessità di manifestare il volto di Cristo. Il mistero dell’Incarnazione ha fatto anche comprendere loro che la catechesi deve formare l’uomo nella sua totalità.

Una cultura relativista e troppo permissiva con i ragazzi ed i giovani obbliga in effetti il catechista ad affrontare gli elementi basilari di un incontro educativo, quali il silenzio, la puntualità e la regolarità delle presenze, l’igiene personale e degli ambienti, le sane abitudini alimentari e la prevenzione delle malattie, il valore delle cose e il rifiuto dello spreco, il rispetto dell’ambiente.

Come potremmo parlare altrimenti della sacralità delle celebrazioni, della serietà dei sacramenti e in particolare dell’Eucarestia? Non è possibile farlo, infatti, senza parlare del valore del pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Né è possibile comprendere il valore dell’Eucarestia senza considerare la sacralità del corpo, senza rispettare il valore infinito ed unico di ogni uomo, in quanto con ciascuno in qualche modo il Cristo ha voluto unirsi[5] e per ciascuno è morto ed è risorto.

Sono basi umane essenziali, per insegnare a distinguere la Messa da un incontro qualsiasi, per far comprendere inoltre che essa non è solo assemblea, festa e banchetto, ma anche Sacrificio che esige rispetto, silenzio e devozione.

La Messa che è fonte e culmine della vita cristiana, e quindi anche della catechesi, è infatti l’affermazione massima del valore della vita dell’uomo assunta nel Cristo, è celebrazione della Parola divenuta Carne, dell’Amore che è fedeltà fino al dono definitivo di sé.

Alla luce della Trinità

L’approfondimento del mistero dell’Incarnazione e della Trinità è stato fecondo di importanti conseguenze ed applicazioni per i catechisti. Teologia e spiritualità si sono infatti intrecciate nel ritiro con aspetti metodologici e problemi concreti della catechesi.

Il mistero della Santissima Trinità è stato presente in filigrana in tutta la riflessione del ritiro, svoltosi prima della celebrazione liturgica della domenica, giorno del Signore.

E non poteva essere altrimenti: l’unità nella differenza delle Persone della Trinità è per noi cristiani l’origine e la meta della nostra fede, il modello, l’icona della nostra vita cristiana e, quindi, di ogni formazione.

I catechisti, alla luce dei misteri dell’Incarnazione e della Trinità, sono stati perciò in diverse forme invitati a “distinguere per unire e mai confondere”. Si è sottolineato, ad esempio, quanto sia necessario nella catechesi saper distinguere ciò che è umano da ciò che è divino, far percorrere il cammino della ragione e delle cause seconde nell’analisi di quanto avviene, anelando alle realtà più alte, ma sempre a partire dalla terra, dalle cose più semplici e concrete della vita.

Tale approccio è necessario per colmare il divorzio fede-cultura, vero dramma del nostro tempo[6].

In tal senso, si è sottolineato che anche in un percorso basilare di catechesi, il catechista è chiamato ad un corretto metodo di lettura della parola di Dio, a far cogliere che fede e ragione sono distinte, ma non opposte o separate.

Gli adolescenti, che formano il loro spirito critico e sono alle prese con rapidi mutamenti culturali, sono quelli che più hanno bisogno di colmare la frattura tra quanto vivono nel loro ambiente o studiano a scuola e quanto ascoltano alla catechesi. Essi vanno quindi accompagnati a comprendere correttamente i generi letterari della Bibbia, ad esempio quello del racconto della creazione, per superare la contraddizione che i ragazzi avvertono rispetto a ciò che studiano sull’evoluzione della specie umana e l’origine dell’universo.

Lo scoprire che la scienza ha il suo metodo che si distingue e si apre al mistero e al linguaggio religioso, senza essere ad essi confusa, può aiutare i catechizzandi a costruire un’identità cristiana salda e aperta.

Una sana catechesi inculturata nella modernità, che sa distinguere e unire terra e cielo, scienza e fede, con livelli e linguaggi adeguati, può “vaccinare” i giovani dall’indifferenza religiosa della secolarizzazione e finanche dalle reazioni fondamentaliste che sono presenti anche in paesi di antica tradizione laicista.

(A cura di Antonietta Cipollini)

(Continua)

 

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[1] Papa Francesco, Evangelii gaudium, 39.

[2] Cfr. Papa Francesco, Evangelii gaudium, 35.

[3] “Non c’è il matrimonio express: bisogna lavorare sull’amore, bisogna camminare. L’alleanza dell’amore dell’uomo e della donna si impara e si affina. Mi permetto di dire che è un’alleanza artigianale. Fare di due vite una vita sola, è anche quasi un miracolo, un miracolo della libertà e del cuore, affidato alla fede. Dovremo forse impegnarci di più su questo punto, perché le nostre ‘coordinate sentimentali’ sono andate un po’ in confusione. Chi pretende di volere tutto e subito, poi cede anche su tutto – e subito – alla prima difficoltà (o alla prima occasione)”, Papa Francesco, Udienza Generale (27 maggio 2015).

[4] Cfr. Atanasio di Alessandria, De Incarnatione Verbi, 54,3: PG 25, 192B.

[5] Cfr. Gaudium et spes, 22.

[6] Cfr. Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 20.

 

 

 

 

Categoria: Notizie dal Paraguay