La realtà che stiamo vivendo può essere semplicemente vissuta come un periodo sfortunato, un errore o un castigo.

Oppure può essere un momento in cui proviamo a guardare la vita da un punto di vista diverso e, forse, scoprire un volto di Dio “altro”.

Non c’è dubbio che il tempo che stiamo vivendo sia doloroso e che questa pesantezza proseguirà per molti mesi. A livello economico stiamo vivendo un periodo di crisi molto forte e le conseguenze saranno, a lungo termine e per molti, devastanti. La chiusura delle attività lascerà strascichi in moltissime famiglie e nella società intera. Soprattutto i più deboli e poveri ne sentiranno maggiormente le conseguenze. Stiamo vivendo restrizioni, fragilità e limiti. Tutto è ancora più precario. L’incertezza è padrona e dipendiamo dagli altri. Alcuni speculano sui costi di prodotti con poco valore, ma che oggi sono richiestissimi. Non abbiamo domato la natura. Non siamo onnipotenti né individualmente né collettivamente.

Non abbiamo più l’eucaristia, quella liturgia di cui ci è sempre stato detto “è fonte e culmine della vita della Chiesa”.

Eppure, in altre parti del mondo, questa è la quotidianità. Ci sono persone che, in contesti forse anche peggiori del nostro, ci nascono e ci vivono (e muoiono). Gente abbandonata, gente che non conta, gente che non rientra in parametri e numeri.

In altre parti del mondo gli ospedali o non ci sono o non sono come i nostri. In altre parti del mondo davanti ad un’epidemia chiudono i villaggi… e la storia fa il suo corso, inesorabile, violento, silenzioso ai nostri media e ai nostri cuori. E noi siamo costretti dentro ad un vortice che ha scelto di non salvarli, di non vederli, di scegliere altre priorità…

La guerra, la fame, le epidemie, la morte violenta l’abbiamo sempre vista in televisione e lontano da noi.

Ora siamo noi che rischiamo il contagio e di contagiare.

Abbiamo provato a prendere treni per fuggire o a metterci in fila negli impianti sciistici per non vedere e far finta di niente, ma tutto è stato vanità. Questo virus ci ha messi a nudo rivelandoci piccoli uomini, scandalosamente egoisti ed egocentrici.

Qualcuno sarà protetto nella propria roccaforte al punto da non dover cambiare vita, sentimenti e si sentirà forte, realizzato, vincitore. Ma, quando tutto sarà finito, questa forza non avrà fatto altro che accompagnare la sua morte dentro ad altri giorni, disumani e immutati nell’egoismo.

Ma può essere così anche per noi se non sappiamo fermarci, riflettere, comprendere, essere resilienti, capaci, cioè di affrontare le avversità e superare i problemi uscendone rinnovati.

Non basta la preghiera: abbiamo bisogno di ascoltare la realtà profonda di quello che sta accadendo e… obbedire. Abbiamo l’opportunità di scoprire un volto di Dio più vero, di metterci di fronte ad un Dio crocifisso, appassionato dell’uomo e della nostra vita… ma forse non come lo intendiamo noi.

La nostra vita non è nelle nostre mani… la vita degli altri sì.

Oggi come non mai sperimentiamo un forte desiderio di vita. Stiamo imparando a darci la mano senza darci la mano; a stare vicini nella lontananza. Stiamo imparando a desiderare gli altri, a mettere i loro volti e le loro vite davanti al Signore. Siamo costretti alla lentezza, a spazi più piccoli, ad avere pochi strumenti, a utilizzare risorse che sono “quelli di casa”. Stiamo imparando a valorizzare ciò che facevamo per abitudine e a cui forse non davamo troppo peso. Stiamo imparando a ribaltare certe situazioni, a far emergere certi idoli, a capire cosa voleva dire Gesù con “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”.

Personalmente non sento la necessità dell’eucaristia. Sento invece il desiderio vivo di celebrare la Pasqua settimanale CON voi. Ogni giorno vi penso e vi porto nella preghiera con i vostri volti e le vostre storie, le vostre famiglie e le fatiche di questo momento. Ma sento anche le ricchezze che stiamo vedendo e vivendo. Teniamo nel cuore le persone sole. Siamo ancora Chiesa nonostante le restrizioni e le privazioni: la Carità che fa la Chiesa non avrà mai fine.

La fede e la realtà che viviamo oggi ci sta facendo scoprire in pieno che, prima della resurrezione dei corpi, questo è il tempo della vivificazione del cuore: non c’è la prima se non camminiamo nella seconda.

La preghiera, la Quaresima e l’epidemia ci aiutino a diventare più umani e a sciogliere il cuore indurito. … E la Parola di Dio ci aiuti ad avere gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.

Reggio Emilia, 12 marzo 2020

Don Davide Poletti
Parroco dell’Unità Pastorale “Padre misericordioso”
Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla

 

 

 

16/03/2020