Il missionario di Urbisaglia negativo dopo il contagio all’ospedale di Cingoli: “Moltissime persone mi sono state vicine’’

 

Urbisaglia (Macerata) - I messaggi dalla sua comunità, dal Belgio all’Africa e Paraguay, le telefonate del vescovo Nazzareno Marconi, le videochiamate dalla casa di riposo in cui andava a celebrare Messa ogni settimana. È stata questa ondata di affetto a fare compagnia, in ospedale, a don Giuseppe Mari di Urbisaglia, conosciuto come “don Peppe”, risultato positivo al coronavirus durante il periodo pasquale. È guarito tra la domenica della Divina Misericordia e lunedì, quando è stato sottoposto al doppio tampone.

Ha prestato servizio come missionario per trent’anni in Africa e per altri sei anni in Paraguay, per poi tornare in Italia e sottoporsi ad alcune cure. Per un problema alla schiena, da giovedì grasso è stato ricoverato all’ospedale di Macerata, dove è rimasto per circa un mese; poi è stato portato alla lungo degenza di Cingoli per un altro mese e lì ha scoperto di essere stato contagiato. La notte di Pasqua è stato quindi trasferito a Jesi, dove si trova tuttora.

  • Don Giuseppe, come sono stati questi giorni di positività?

“Ho avuto piena fiducia nel Signore, a prescindere da come andasse. Mi ha commosso l’affetto di tante persone: hanno pregato per me, mi hanno incoraggiato. Vorrei ringraziare uno ad uno. Domenica scorsa sono stato sottoposto al primo tampone e lunedì al secondo, come il mio amico di stanza. Entrambi negativi. Solo una notte, durante la settimana in cui sapevo di avere il Covid-19, ho avuto 39 di febbre e un po’ di tosse. Mi hanno curato con l’antivirale Plaquenil per l’infezione (usato anche contro la malaria e l’artrite reumatoide, ndr) e l’eparina come anticoagulante del sangue. Medici e infermieri sono stati ottimi, ogni giorno mi hanno fatto le analisi e controllato la saturazione di ossigeno”.

  • E adesso, dove andrà?

“Sono ancora all’ospedale di Jesi: mi stanno cercando un altro posto per la lungodegenza in provincia. A mia sorella, che pure mi è stata tanto vicino, hanno detto che non ci sono posti disponibili per adesso a Treia; quindi forse mi rimandano a Cingoli. Tanto non ho scelta, dove mi portano vado. Poi, quando ci si potrà spostare fuori regione, credo che verrò trasferito in una clinica specializzata per il mio problema alla schiena, i cui dolori restano. Intanto però, ora che sono guarito dal Covid, potrò andare a fare la risonanza magnetica a Macerata”.

  • Lei aveva detto: “Sono colpito, ma non abbattuto”. Come va avanti?

“Dovrò continuare a stare in ospedale. Le preghiere mi fanno sentire vicino don Emilio Grasso, sacerdote in missione in Paraguay, fondatore della comunità Redemptor hominis a cui appartengo, il vescovo Nazzareno, gli amici di Lina, il vicesindaco Marta Pantanetti e i suoi genitori, i catechisti, don Marino e tante altre persone. Sono nel mio cuore”.

Lucia Gentili

 

© Il Resto del Carlino Macerata - 24 aprile 2020
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.com

 

 

Caro Pippo,

alla mia omelia per il popolo di Ypacaraí in occasione della “Domenica di Risurrezione: ¡Hasta la victoria! Siempre’”, che io ti ho mandato in anticipo, tu mi hai immediatamente risposto con un messaggio pieno di autoironia che dimostrava che sei un vero cristiano, un vero prete, un vero figlio della nostra storia, un vero figlio fino all’ultimo della Comunità Redemptor hominis.

È molto bello l’articolo che la giornalista Lucia Gentili ha scritto su di te nella cronaca di Macerata de “Il Resto del Carlino”.

Tu sei tra i fondatori della Comunità Redemptor hominis e sei tra quelli che cantavano, con il cuore rivolto alla nostra Comunità e con i fazzoletti bianchi sventolanti verso il cielo: Mai, mai, mai / ti lascio / Mai, mai, mai / da sola / E per noi / il tempo si fermerà / Tu sarai sempre regina / ed io il tuo re...”.

Ti ricordavo ieri che tu a Moloundou (Camerun) eri così incosciente che dormisti per varie notti avendo un serpente sotto il materasso..., ed il povero serpente morì schiacciato dal tuo peso.

Così come allora, ti ho detto che anche adesso devi schiacciare il Covid-19 non con il tuo peso, ma con la tua fedeltà, fedeltà di chi anche quando arriva la notte oscura non abbandona per nessun motivo il campo di battaglia che ha scelto: rimane al chiodo e alla fine la vittoria è sua.

Tra di noi vi era una che ripeteva sempre che non avrebbe mai abbandonato il chiodo della sua croce, qualunque fosse stato questo chiodo perché, sin dall’inizio, la croce era il cammino segnato per arrivare alla risurrezione: “Tutto era scritto nel copione”, come in un’opera teatrale. Ed un altro diceva sempre: “Non vi può essere risurrezione se non si passa non per la croce che ci scegliamo noi, ma per quella che ci viene data”.

Era vero! È vero quel che dicevano, indipendentemente da dove e come sono finite queste persone.

Ma tu sei differente. Tu sei Pippo e io lo so che, avvenga quel che avvenga, costi quel che costi, con te potrò gridare: “¡Hasta la victoria! Siempre”.

Emilio

 

 

Coronavirus, il missionario contagiato in ospedale: “Lotto senza paura”

Don Giuseppe Mari trasferito da Cingoli a Jesi: “Non mi mandate messaggi di commiserazione. Sono colpito, ma non abbattuto”

 

 

Urbisaglia (Macerata) - “Sono colpito, ma non abbattuto. La vita riafferma sempre la necessità di una lotta, va affrontata, non subìta”. Sono le parole di don Giuseppe Mari, conosciuto come “don Peppe”, risultato positivo al Coronavirus durante il periodo pasquale. Lui sta affrontando così la malattia.

Originario di Urbisaglia, classe 1952, ha prestato servizio come missionario per trent’anni in Africa e per altri sei anni in Paraguay, per poi tornare in Italia per sottoporsi ad alcune cure. Per un problema alla schiena, da giovedì grasso è stato ricoverato all’ospedale di Macerata dove è rimasto per un circa mese; poi è stato portato alla lungodegenza di Cingoli, in cui è stato per un ulteriore mese fino a quando, sottoposto a tampone come gli altri ricoverati, ha scoperto di essere positivo al Covid-19.

La notte di Pasqua è stato quindi trasferito a Jesi. “Credo di essere un asintomatico – spiega – perché non risultano particolari problematiche né polmoniti”. Ieri ha inviato un messaggio a catechisti e parrocchiani per rassicurarli. Nel letto d’ospedale, di fianco a lui, c’è un altro paziente, che non conosce. “Non mi mandate messaggi di commiserazione. La Pasqua mi ha portato il virus e contro questo lotto e lottiamo tutti, in ogni angolo e in ogni Paese”, afferma il sacerdote.

Don Peppe ha informato così i concittadini di Urbisaglia della sua positività al virus. E continua a parlare di Dio dal letto di ospedale, inviando omelie via whatsapp. “Noi tutti ovviamente speriamo che esca il prima possibile”, commenta il vicesindaco Marta Pantanetti.

  • Don Giuseppe, come sta?

“Per ora mi sento abbastanza bene, non presento sintomi da Coronavirus. Sono entrato all’ospedale per un problema alla schiena. Prima sono stato un mese a Macerata, in medicina, poi al reparto di lungodegenza di Cingoli per un altro mese. Risultato positivo al tampone, insieme ad altri, sono stato evacuato a Jesi. L’ho scoperto tra il Sabato Santo e il giorno di Pasqua; a Cingoli ci hanno sottoposti tutti al tampone. Non so come, quando e dove posso averlo contratto e non voglio fare polemica, perché dottori, operatori socio-sanitari e infermieri si sono sempre presi cura di me con rispetto e dedizione. Comunque, di fatto, dal giorno del giovedì grasso mi trovo nelle strutture ospedaliere”.

  • Quale messaggio vuole lanciare?

“Io sono stato missionario per molto tempo, e ne ho viste tante. Questo è un virus subdolo. La lotta si può vincere solo tutti insieme, sempre. Mi sono arrivati tanti messaggi di vicinanza e affetto, ho il telefono con me. La risposta al Covid è una lotta più dura, senza paura. Sono colpito, ma non abbattuto. La vita va affrontata, non subìta”.

Lucia Gentili

 

© Il Resto del Carlino Macerata - 14 aprile 2020
    Foto a cura della redazione di www.missionerh.com

 

 

 

24/04/2020