Evangelizzare da un letto di ospedale: l’esperienza di Giuseppe Mari nella provincia di Macerata

 

“Sono colpito, ma non abbattuto. La vita riafferma sempre la necessità di una lotta, va affrontata, non subìta”. Così don Giuseppe Mari ha reagito alla notizia, ricevuta il Sabato Santo, di essere positivo al Coronavirus.

Don Giuseppe che noi chiamiamo Pippo, è uno dei primi membri della Comunità Redemptor hominis e ha vissuto per trent’anni in Camerun e per sei in Paraguay. Poi, a causa di una malattia, è dovuto rientrare in Italia, dove ha svolto incarichi pastorali a Urbisaglia, suo paese di origine, e animazioni missionarie nella provincia di Macerata.

Ricoverato all’ospedale di Cingoli per problemi alla colonna vertebrale e sottoposto a tampone, è risultato positivo al Coronavirus.

La notte di Pasqua ha informato amici, parenti, catechisti e parrocchiani con questo messaggio: “Non mandatemi messaggi di commiserazione. La Pasqua mi ha portato il virus e contro questo lotto e lottiamo tutti, in ogni angolo e in ogni Paese. Io sono stato missionario per molto tempo, e ne ho viste tante. Questo è un virus subdolo. La lotta si può vincere solo tutti insieme, sempre”.

Mantenendosi in contatto con tanti amici sparsi per il mondo, Pippo non si è perso d’animo e ha gradualmente realizzato un’efficace opera di evangelizzazione dal suo letto di ospedale.

Ogni settimana ha segnalato, tramite WhatsApp, ai suoi amici e conoscenti l’omelia che Emilio preparava per i fedeli della parrocchia di Ypacaraí, in Paraguay, pubblicata in italiano in questo nostro sito web, invitandoli a riflettere, affinché in questo tempo di pausa da tante attività quotidiane approfittassero per meditare sulla propria vita e sulla propria fede.

I temi toccati nelle omelie di Emilio hanno provocato delle riflessioni molto belle, di persone che hanno colto in questa occasione, in cui si è sperimentata angoscia, paura e solitudine, un’opportunità per crescere e maturare.

Riportiamo alcuni dei tanti messaggi ricevuti da Pippo.

 

 

“Ciao Pippo! Dio vuole la vita per i suoi figli. Queste omelie mi permettono di guardare al cielo confidando nella potenza di Cristo”.

 

“Caro don Giuseppe, non sappiamo come o perché sta accadendo tutto questo, ma credo che Dio sia presente e ci stia facendo capire cosa sia importante nella vita”.

 

“Bellissima omelia! Mi ha colpito la parte che cita sant’Agostino là dove si afferma che Dio non fa niente senza il nostro consenso, senza la nostra collaborazione, senza il totale affidamento alla sua volontà”.

 

“Il Signore chiama anche noi, oggi, a uscire dai nostri sepolcri. Forse questo è il tempo opportuno per ripensare la nostra fede”.

 

“Questo tempo che stiamo attraversando è come un ascensore che ci sta portando a un piano più alto, a un livello a noi sconosciuto. Speriamo che, quando questo ascensore si aprirà, non si riprendano le ‘scale di emergenza’ per tornare e scendere ai piani inferiori, ma che rimaniamo ad ammirare il nuovo panorama che ci si prospetta all’orizzonte”.

 

“Caro don Giuseppe, è vera questa parola: ‘Si può risorgere solo se si muore sulla propria croce’. Ma ci vuole coraggio e fede. Io prego il Signore di farmi accettare le mie croci e di aiutarmi a sostenerne il peso”.

 

“Questa omelia, ti confesso, mi ha messo molto in discussione perché, ahimè, anche se in teoria sappiamo tutti che Dio non è un tappabuchi (formula magica), in realtà questa forma di superstizione è dietro l’angolo: nessuno lo vuole ammettere, ma è così. Chiedo a Dio di aumentare la mia fede in modo da conoscere il suo vero volto, attraverso Cristo che fa da mediatore. Ti abbraccio”.

 

“È molto bello il passaggio sull’amore. La sofferenza vera che vediamo in Gesù sulla croce, a parte il dolore fisico, secondo me è quella data dal tradimento di Giuda, dal rinnegare di Pietro e dal sentirsi abbandonato anche da Dio”.

“Grazie Don Giuseppe! Bella anche questa omelia. Mi fa pensare all’enorme dilemma: se prendere l’iniziativa sulle cose o aspettare che le cose vengano incontro alla nostra vita. Non so…”.

 

“Abbiamo letto le omelie che ci hanno fatto riflettere e discutere. Quando si è alle strette e non ci si può dedicare alle distrazioni e agli impegni che normalmente riempiono ogni buco nelle nostre giornate, si manifesta con forza il senso della vita e comprendiamo come, in realtà, tutto il resto sia contorno, un contorno a cui dedichiamo la maggior parte del nostro tempo, ma che ci lascia insoddisfatti”.

 

“Don Giuseppe, l’omelia è bellissima! È bello sapere che il Cristiano è rivoluzionario e che la Risurrezione arriva dopo aver affrontato il momento più oscuro della vita”.

 

“Bellissima omelia: mettere Dio al primo posto, soprattutto in questo periodo di grazia, dove abbiamo molto tempo per stare con noi stessi e con Dio. È anche un periodo di grazia per cercare di uscire dal nostro egoismo, dalla nostra inerzia e decidere di aiutare, nel nostro piccolo, il nostro prossimo”.

 

“Una riflessione davvero interessante... Il passaggio su razionalismo, fideismo e Coronavirus mi ha molto colpito, perché rispecchia proprio l’atteggiamento di molti. O si abbraccia solo la scienza (l’ottimismo che viene dalla conoscenza, dicono gli scienziati) o ci si lascia andare a quella passività che si interpreta come ‘lasciar fare al Signore’. Invece è vero che questo tempo è kairόs dal quale possono nascere cose nuove, che richiedono otri nuovi, come diceva Gesù...”.

 

“Dobbiamo essere dei testimoni che rafforzino continuamente la volontà di andare avanti e non si abbandonino alla tristezza, perché oltre a conservare la fede in Dio dobbiamo mantenere la fiducia in noi stessi”.

 

“Questo periodo di pandemia possiamo vederlo come un ‘tempo favorevole’ nel quale rivedere con coraggio i nostri stili di vita”.

 

“Ci eravamo dimenticati della bellezza di pregare insieme. Ed è tornato il desiderio di una vita comunitaria che davamo troppo per scontata. Grazie, don Giuseppe, per averci fatto riflettere su tutto questo”.

 

“Don Emilio coglie nel segno... il pericolo di 'accontentarsi' solo della Messa in TV o al computer e non partecipare dal vivo c’è. Un po’ per l’innata pigrizia di qualcuno, un po’ perché, purtroppo, già molta gente viene in chiesa solo per assistere e non partecipare alla Messa... C’è da fare un gran lavoro per riportare le persone a sentirsi parte di quel memoriale di cui parla don Emilio...”.

 

“Bellissima e profetica. Il Signore non tarderà ad arrivare. Come la primavera dopo l’inverno. Grazie don Giuseppe”.

 

 

Curato in maniera altamente professionale dai medici e dagli infermieri dell’ospedale di Jesi (Ancona), nei giorni successivi Pippo è stato sottoposto al doppio tampone, risultando in entrambi negativo.

(A cura di Maria Grazia Furlanetto)

 

 

 

 21/07/2020