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Un intervento del Vice-Presidente della Conferenza degli imam di Francia, Hocine Drouiche, ad un colloquio sulla persecuzione dei cristiani nel mondo, organizzato lo scorso 1° luglio a Bruxelles dai parlamentari appartenenti al raggruppamento del Partito Popolare Europeo, ha attirato l’attenzione di alcuni commentatori per l’importanza e la novità di diverse sue affermazioni.

Pubblicato integralmente dal sito www.asianews.it diretto da P. Bernardo Cervellera, presente al colloquio, è stato poi ripreso da diversi blog.

Nella sua comunicazione al colloquio, Hocine Drouiche, imam di Nîmes, dopo aver menzionato alcuni fattori che, a suo avviso, determinano la persecuzione dei cristiani nel mondo, e particolarmente nei Paesi musulmani, ha allargato le sue considerazioni alla visione che i musulmani hanno dei non musulmani, anche nei Paesi europei.

La sua diagnosi è seria: “La pratica dell’Islam contemporaneo è molto più vicina al settarismo che a una religione universale e aperta. L’assenza, nel mondo musulmano contemporaneo, di grandi nozioni sulla civiltà musulmana del passato ha nociuto di molto non solo ai musulmani, ma anche alle stesse minoranze che vivono fra loro. Questi valori improntati al dialogo, alla tolleranza, alla razionalità, all’accettazione dell’altro non hanno potuto nulla di fronte a un Islam interpretato alla lettera, chiuso in se stesso, che divide il mondo in bianco e nero, musulmani e miscredenti, fedeli e infedeli, amici di Dio e nemici di Dio. La nascita del fanatismo in un simile contesto è inevitabile. I cristiani d’Oriente sono stati le prime vittime di questo arretramento culturale e civile in seno al mondo musulmano!”.

Il pregio dell’analisi di Hocine Drouiche è la concretezza. Se la sua richiesta che gli imam siano formati in Europa – uno dei temi centrali della sua perorazione – è un tema già molte volte affrontato, anche dai Parlamenti di diversi Stati europei, molte altre sue osservazioni hanno invece la freschezza delle cose finalmente dette dopo un silenzio durato troppo a lungo: “Il discorso islamico si distingue per un’ambiguità di fondo e, in alcuni casi, per un doppio senso. Si è per la libertà religiosa, ma non si fa nulla per impedire che un apostata venga giustiziato o per condannare in modo fermo la persecuzione dei cristiani nel mondo arabo-musulmano! È un discorso che spinge in direzione di una libertà di espressione integrale, ma di cui al contempo va deplorato l’uso a geometria variabile. Durante gli avvenimenti accaduti in occasione di ‘Charlie Hebdo’ in Francia, per esempio, non abbiamo visto degli imam o dei rappresentanti della comunità musulmana davanti al luogo del crimine per rendere omaggio alla sede di ‘Charlie Hebdo’ o al supermercato kosher. Sfortunatamente, l’Islam è privato della sua umanità dal panorama religioso corrente. Gli attentati contro ‘Charlie Hebdo’ hanno mostrato in maniera chiara l’assenza di un discorso religioso che dichiari in modo netto il suo attaccamento ai valori umani e pacifici che vigono in Francia e in Europa. Questi valori non sono affatto in contraddizione con l’essenza stessa dell’Islam. E come sempre accade, questo contesto islamico negativo ha trascinato tutti i musulmani francesi nell’ambiguità. L’Islam politico ha considerato la marcia repubblicana come un’onta e resta ancora oggi aperta una domanda posta dai francesi agli attori dell’Islam politico, perché portino dei chiarimenti sulle ragioni di questa vergogna”.

La piaga dell’antisemitismo musulmano

Con onestà, Hocine Drouiche riconosce: “Come si spiega che l’Islam europeo sia rimasto muto e silenzioso davanti al massacro degli ebrei a Parigi e a Tolosa, sul suolo europeo? Nel luglio 2014 si è tenuta una manifestazione pro-palestinese durante la quale si è sentito gridare ‘morte agli ebrei’. E nessun rappresentante dell’Islam in Francia si è indignato per questo!”.

A questo riguardo, va considerato che l’immagine che molti musulmani, anche europei, si fanno dell’ebraismo è senz’altro determinata dai più classici stereotipi antisemiti. Chi frequenta siti web arabi incontra continuamente dichiarazioni di politici, intellettuali, giornalisti e stelle dello spettacolo che hanno fatto dei Protocolli dei savi di Sion – un documento falso fabbricato dalla polizia zarista all’inizio del Novecento per diffondere il disprezzo verso gli ebrei – il loro riferimento. Il risultato è quello segnalato alcuni mesi fa dal Presidente del Conseil représentatif des institutions juives de France, Roger Cukierman: attualmente, tutti gli atti di violenza che si registrano in Francia contro degli ebrei sono commessi da dei musulmani. A queste dichiarazioni di Cukierman, il Conseil français du culte musulman ha reagito con un comunicato che le qualificava come “irresponsabili” e “inammissibili”.

Sulla relazione con l’ebraismo pesa il conflitto arabo-israeliano. Con lucidità e audacia Hocine Drouiche si mette nei panni degli israeliani e, sapendo che per la maggioranza dei musulmani Israele è un’entità che deve essere cancellata, domanda: “Cosa possiamo aspettarci da un Paese che è minacciato fin nella sua stessa esistenza?”.

Questa sua apertura trova corrispondenza nell’atteggiamento del Presidente della Conferenza degli imam di Francia, Hassan Chalghoumi, di cui Hocine Drouiche è il Vice. Imam di Drancy, la città alle porte di Parigi nota per essere stata la sede del campo di transito dei deportati ebrei nella Seconda Guerra Mondiale, Chalghoumi si è fatto notare per le sue parole di riconoscimento della Shoah (pochi giorni dopo le quali la sua casa è stata devastata), per la partecipazione a delle cerimonie di commemorazione della Shoah, per due viaggi in Israele, uno dei quali in compagnia del filosofo Alain Finkielkraut. Questo suo atteggiamento ha però messo fortemente in discussione la sua leadership e la sua rappresentatività.

Michele Chiappo

(Continua)

 

 

“CI SARANNO ANCORA CRISTIANI IN ORIENTE NEL TERZO MILLENNIO?”

 

Hocine Drouiche sente e manifesta che la persecuzione e l’annientamento dei cristiani d’Oriente sono sintomi e fattori di un arretramento culturale e civile. Il loro destino, suggerisce, non si può separare da quello dei musulmani, tanto in Oriente quanto in Occidente.

Colpisce constatare che il suo punto di vista coincide con quello di un diplomatico francese che, sui cristiani d’Oriente, scrisse un’opera fondamentale, divenuta un riferimento inevitabile per l’ampiezza dell’informazione.

Ormai più di vent’anni fa, quel diplomatico, che significativamente decise di pubblicare il suo libro sotto pseudonimo, si poneva una domanda che, da allora, è divenuta di scottante attualità: “Ci saranno ancora cristiani in Oriente nel Terzo Millennio?”.

La risposta che si dava merita di essere letta integralmente:

“Se una loro completa scomparsa è improbabile (alcuni, d’altra parte, rimangono per convinzione, malgrado la certezza di una vita migliore in Occidente), si può pensare che si ridurranno a una somma di individualità, annegate nell’anonimato delle città e incapaci di mantenere quella vita comunitaria indispensabile alla preservazione della loro identità. Troppo poco numerosi per contare, non potranno che modellarsi sui valori dominanti e cessare di considerarsi e mostrarsi apertamente cristiani. Vale a dire che ciò che faceva la loro ricchezza non avrà più corso. Il Medio Oriente arabo ci guadagnerà l’omogeneità religiosa che deriva dalla sua visione teologica: è nella logica del regime della dhimmitudine [la condizione legata alla cosiddetta “protezione”, dhimma, accordata a cristiani ed ebrei dietro pagamento di una tassa e l’osservanza di diverse norme discriminatorie, n.d.r.] condurre al riassorbimento totale delle ‘religioni del Libro’; ci perderà i vantaggi del pluralismo, dei quali i fondamentalisti non si curano affatto. Portata avanti per tredici secoli attraverso le più crudeli vicissitudini, la lotta dei cristiani d’Oriente è stata una delle più lunghe della Storia. Al termine del colpo d’occhio retrospettivo al quale inclina l’esito finale, ormai molto vicino, non ci si può staccare da un sentimento d’ammirazione per l’intelligenza, il coraggio e la tenacità con cui le loro comunità hanno saputo non solo tener duro, ma anche mettere a profitto il minimo spazio di libertà per esprimere, e con che risultati brillanti, i loro innumerevoli talenti. Per quanto duro sia da accettare, bisogna senz’altro rallegrarsi, in fin dei conti, che oggi i cristiani d’Oriente, anziché continuare a condurre, sulle loro terre, una vita mediocre e minacciata, vengano ad arricchire il mondo occidentale con le loro immense possibilità”.

(Jean-Pierre Valognes, Vie et mort des chrétiens d’Orient.
Des origines à nos jours
, Librairie Arthème Fayard 1994, 18.)

 

05/09/2015

 

Categoria: Islam e Cristianesimo