Omelia in occasione del 122° anniversario di fondazione della città di Ypacaraí

 Ypacaraí, 13 settembre 2009

 

Questa città, di cui oggi celebriamo l’anniversario della fondazione, esisteva già alla fine del XVII secolo. Era uno dei distretti di Itauguá, inizialmente chiamato “Guazú Virá” e, più tardi, “Tacuaral”.

Il 27 marzo 1864 fu inaugurato il prolungamento della linea ferroviaria fino alla “Stazione Tacuaral”. Attorno a questa stazione si sviluppò la comunità, a causa del movimento che si era generato e, grazie a tale crescita, nacque l’idea di rendersi indipendenti da Itauguá. Si formò una commissione per presentare la richiesta al Presidente della Repubblica, il Generale Patricio Escobar, e iniziarono le pratiche corrispondenti.

Il 13 settembre dell’anno 1887 si stabilì che venisse creata la città di “Ypacaraí”.

Dio vive nella città

“La fede – come affermano i Vescovi latinoamericani riuniti ad Aparecida – c’insegna che Dio vive nella città, all’interno delle sue gioie, dei suoi aneliti e delle sue speranze, come dei suoi dolori e delle sue sofferenze. Le ombre che segnano il quotidiano delle città, come per esempio la violenza, la povertà, l’individualismo e l’esclusione, non possono impedirci di cercare e di contemplare il Dio della vita anche negli ambienti urbani. Le città sono luoghi di libertà e di opportunità. In esse le persone hanno la possibilità di conoscere altre persone, di interagire e di convivere tra loro. Nelle città è possibile fare l’esperienza di nuovi vincoli di fraternità, di solidarietà e di universalità. In esse, l’essere umano è chiamato sempre più costantemente ad andare incontro all’altro, a convivere con il diverso, ad accettarlo e a esserne accettato”[1].

“Il progetto di Dio è la Città Santa, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo, unita a Dio, pronta come una sposa che si adorna per il suo sposo. … Questo progetto, nella sua pienezza, riguarda il futuro, però si è già realizzato in Gesù Cristo, l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, che ci dice: Ecco, io faccio nuove tutte le cose![2].

La nostra Chiesa che vive in Ypacaraí vuole essere “al servizio del progetto di realizzazione di questa Città Santa, per mezzo della proclamazione e della vita secondo la Parola, della celebrazione della liturgia, della comunione fraterna e del servizio, specialmente ai più poveri e a quelli che soffrono; essa si fa fermento del Regno, per trasformare in Cristo la città attuale”[3].

È per questo che “la Chiesa, annunziando il Vangelo, attesta all’uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza divina. … Evangelizzare il sociale è allora infondere nel cuore degli uomini la carica di senso e di liberazione del Vangelo, così da promuovere una società a misura dell’uomo perché a misura di Cristo: è costruire una città dell’uomo più umana, perché più conforme al Regno di Dio”[4].

In questa costruzione della città dell’uomo, “imparino i fedeli a distinguere accuratamente diritti e doveri che spettano loro in quanto membri della Chiesa, da quelli che competono loro in quanto membri della società umana”[5].

La città terrena è retta da propri principi

“Nel nostro tempo è molto importante che questa distinzione e, insieme, quest’armonia risplendano chiaramente nel modo di agire dei fedeli, perché la missione della Chiesa possa rispondere più pienamente alle condizioni particolari del mondo moderno. Altrettanto importante è riconoscere che la città terrena, dedita giustamente alle occupazioni temporali, è retta da propri principi”[6].

Avendo come fondamento questa chiara dottrina del Magistero della Chiesa, “la Chiesa tuttavia non vuole in alcun modo intromettersi nella direzione della società terrena. Essa non rivendica a se stessa altra autorità, se non quella di servire amorevolmente e fedelmente, con l’aiuto di Dio, gli uomini”[7].

Con tristezza, dobbiamo constatare, utilizzando le stesse parole dei Padri del Concilio Vaticano II, che

“vi sono di quelli che, pur professando opinioni larghe e generose, tuttavia in pratica sempre vivono come se non avessero alcuna cura delle necessità della società. ... Non pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e frodi, alle giuste imposte o agli altri obblighi sociali. Altri trascurano certe norme della vita sociale, ad esempio le misure igieniche, o le norme stabilite per la guida dei veicoli, non rendendosi conto di mettere in pericolo, con la loro incuria, la propria vita e quella degli altri. Sia sacro per tutti includere gli obblighi sociali tra i doveri principali dell’uomo moderno”[8].

Il Documento di Aparecida ci ricorda che “sora nostra matre terra è la nostra casa comune e il luogo dell’alleanza di Dio con gli esseri umani e con tutta la creazione. Non prendere in considerazione le mutue relazioni e l’equilibrio che Dio stesso ha stabilito tra le cose create, costituisce un’offesa al Creatore … e, in definitiva, contro la vita”[9].

E prosegue affermando anche che “il Signore ha dato il mondo a tutti, a quelli delle generazioni presenti e a quelli delle generazioni future. La destinazione universale dei beni esige solidarietà con la generazione presente e con quelle future”[10].

Nel contesto della nostra città

Tornando al contesto specifico della nostra città di Ypacaraí, riaffermo con profonda convinzione quanto già detto, cioè che “la Chiesa non vuole in alcun modo intromettersi nel governo della città” o del Paese (non ho avuto mai simpatia per il clericalismo, tanto di destra quanto di sinistra, due volti della stessa medaglia); la nostra azione deve essere condotta solo in nome e in forza del Vangelo del Signore che ci chiama a “costruire una città dell’uomo più umana, perché è più conforme al Regno di Dio”; una città nel nome del Dio della vita, la cui gloria, come diceva sant’Ireneo, “è l’uomo vivente”[11].

Spero, prego e celebro questa Santa Eucaristia affinché non finisca tutto nell’opareí[12], ma da oggi nasca una pagina nuova nella storia della nostra città; una pagina nuova nella quale la Chiesa vuole essere presente, ma della quale non vuole impadronirsi, perché deve essere la gloria e l’onore di tutti i cittadini sotto il governo delle istituzioni democratiche che Lei, Signor Sindaco, rappresenta con tutta l’autorevolezza, questa sera, in questa celebrazione.

Racconta la leggenda che, quando i conquistatori scoprirono il lago, domandarono agli aborigeni del luogo: “Qual è il suo nome?”. Un indio rispose loro: “Y-Pa-Karai?” che, tradotto dal guaranì, significa: “Si riferisce al lago, signore?”. Questo diede il nome non solo al lago, ma a tutto il territorio.

Ypacaraí, non dobbiamo mai dimenticarlo, è la città del lago.

Ai poveri, agli umili, agli afflitti, il Signore ha fatto una promessa. È nostro dovere realizzarla.

Dice il Signore per bocca del profeta Isaia: “Cambierò il deserto in un lago d’acqua, la terra arida in zona di sorgenti” (Is 41, 18).

Trasformiamo questa città in un nuovo giardino dell’Eden, coltivato e curato da noi (cfr. Gen 2, 15)!

Buon lavoro, stimato e caro Signor Sindaco.

Buon lavoro, stimati e cari Signori Consiglieri Comunali.

Buon lavoro, stimati e cari Cittadini di Ypacaraí.

Una noche tibia nos conocimos
junto al lago azul de Ypacaraí.

Todo te recuerda, mi dulce amor,
junto al lago azul de Ypacaraí
[13].

 

Don Emilio Grasso
Parroco della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí

 

________________

[1] V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, Documento di Aparecida, n. 514, EDB, Bologna 2014. In seguito, Documento di Aparecida.

[2] Documento di Aparecida, 515.

[3] Documento di Aparecida, 516.

[4] Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 63.

[5] Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, 36. In seguito, Lumen gentium.

[6] Lumen gentium, 36.

[7] Concilio Vaticano II, Decreto sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 12.

[8] Concilio Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 30. In seguito, Gaudium et spes.

[9] Documento di Aparecida, 125.

[10] Documento di Aparecida, 126.

[11] Ireneo di Lione, Adversus haereses, IV, 20, 7, Les Éditions du Cerf (Sources Chrétiennes 100/2), Paris 1965, 648.

[12] Espressione guaranì che significa “tutto finisce nel nulla”.

[13] Si tratta di alcuni versi di una delle più note canzoni paraguaiane, dal titolo Recuerdos de Ypacaraí:

             Una notte mite ci conoscemmo
            ai bordi del lago azzurro di Ypacaraí.
           Tutto ti ricorda, mio dolce amor,
           ai bordi del lago azzurro di Ypacaraí.