Scritti di Emilio Grasso

 

Oggi la missione pone tanti interrogativi e chiama a rimettersi in discussione. In Africa, ad esempio, la missione non può essere realizzata più come prima del genocidio ruandese, dove i catechisti hanno ucciso persone dell’opposta etnia e dove finanche dei consacrati sono giunti ad ammazzare i confratelli, solo perché la legge del sangue ha prevalso sulla legge della libertà e della grazia.

 

Altro punto su cui amo insistere è la parola “dialogo”. In proposito ritengo che l’enciclica Ecclesiam Suam e l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi rimangano fondamentali: in esse si fonda il rapporto tra missione ad intra e ad extra; si ricorda che la Chiesa evangelizza autoevangelizzandosi; si insiste sulla relazione tra interiorità-comunità-popolo.

 

Viene qui proposta la sintesi aggiornata di un intervento tenuto da don Emilio Grasso al I Congresso Missionario della Provincia Italiana dei Carmelitani, il 2 ottobre 2007.

 

Il 24 gennaio 2017 è ritornata alla Casa del Padre Silvia Recchi, membro della Comunità Redemptor hominis. Era nata il 9 aprile 1952 a Urbisaglia, in provincia di Macerata, dove aveva conseguito la maturità classica.

 

Il contesto in cui si muovono Montesinos, Las Casas e gli altri difensori degli indios è un contesto cristiano.

 

Montesinos cerca, come abbiamo visto, di “congiungere il diritto con il fatto”. Per questo, dopo aver posto delle domande a partire dal fatto, egli interroga sul diritto, cioè sul fondamento del fatto.

 

Il sermone di Montesinos, come già detto, ci è giunto attraverso il racconto di Las Casas. A detta di Venancio Carro si può concedere a Las Casas la paternità di alcune espressioni a lui tanto care; però non si può negare la veracità dell’insieme e anche delle espressioni fondamentali.

 

Desideriamo presentare ai nostri lettori la figura di fra’ Antonio de Montesinos – missionario spagnolo dell’ordine domenicano, che fu il primo a denunciare pubblicamente lo sfruttamento degli indios nell’America Latina dei conquistatori e degli encomenderos–, attraverso un articolo di Emilio Grasso.

 

Il fatto che io sono responsabile dell’altro e l’altro è responsabile di me, non annulla l’identità. È la responsabilità che crea l’unità. Quando viene meno la responsabilità viene meno anche l’unità. E allora ognuno rimane con la sua identità e con la sua responsabilità. Io sono responsabile dell’altro fino a quando l’altro nella sua libertà sta al patto.