Scritti di Emilio Grasso

 

Che facemmo noi allora? Noi non restammo seduti, non ci suicidammo come Tenco, non rinunziammo alla luna o all’immortalità, non fuggimmo nei sogni d’un mondo diverso, ma cominciammo a costruire qui il mondo nuovo, qualcosa forse pazzo, ma di questo mondo.

 

Di fronte a certi miti io ero piuttosto scettico. Orwell, Koestler, Sartre ed il nostro Silone mi avevano ampiamente vaccinato. Ma il tarlo del manicheismo alberga sempre nel nostro cuore e non solo nel nostro cervello.

 

Sono rimasto profondamente impressionato dai primi discorsi e dalle prime omelie di Papa Francesco.

Mi sono sentito in dovere, senza nessuna presunzione, di confrontare le mie origini vocazionali e dei primi anni di ministero sacerdotale, quelli che hanno marcato a fuoco tutta la mia vita, con questa irruzione d’aria primaverile nella vita della Chiesa.

 

Pino fu il primo bambino che incontrai tra i baraccati del Quarticciolo-Alessandrino, quando, dopo due anni di parrocchia, ebbi il permesso da parte del Cardinal Vicario di Roma di andare a vivere tra quelle casupole.

 

Caro amico,

mi hanno comunicato che desidereresti ricevere da parte mia alcune indicazioni di lettura che ti potrebbero essere utili in questo particolare momento della tua vita.

 

Contributo per il 50° anniversario di fondazione della parrocchia di San Giuseppe Artigiano (Roma)

 

Lettera aperta alle Autorità istituzionali del Comune di Ypacaraí

 

La notte è inoltrata e il giorno si avvicina

 

Sulla sponda ad osservarvi...