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Omelia in occasione del 139º anniversario della fondazione della città di Ypacaraí
 
 
 Ypacaraí, 13 settembre 2026
 
 

In questo momento d’incontro tra la parrocchia Sagrado Corazón de Jesús e la città, in particolare con le autorità che la rappresentano, sorge spontanea la domanda: qual è il contributo specifico della parrocchia alla città di Ypacaraí?

Le risposte potrebbero essere molteplici, ma uno dei contributi più significativi che l’équipe pastorale offre alla città è senza dubbio l’evangelizzazione della cultura.

Secondo una definizione efficace di Papa san Giovanni Paolo II, formulata in occasione di un incontro con i rappresentanti del mondo della cultura cilena nel 1987, “la cultura è lo stile di vita comune che caratterizza un popolo e che coinvolge la totalità della sua vita: il complesso dei valori che lo animano e dei disvalori che lo debilitano... In una parola, la cultura è la vita di un popolo”[1].

Questa prospettiva è importante, perché significa che evangelizzare una cultura non consiste semplicemente nel trasmettere contenuti religiosi, ma nell’entrare in dialogo con il modo concreto in cui le persone vivono, pensano, lavorano e intrattengono relazioni.

Si tratta quindi di affrontare quelli che san Giovanni Paolo II definiva i “disvalori” che indeboliscono un popolo. Diversi osservatori della realtà paraguaiana hanno individuato uno di questi “disvalori” nelle connotazioni attribuite al concetto di mbarete (“forte”), impiegato spesso per indicare una persona che abusa delle prerogative o delle funzioni di una carica pubblica a proprio vantaggio personale.

In realtà, non si tratta solo di un fattore che influenza i rapporti di tipo verticale, ossia quelli che si istaurano tra autorità e comuni cittadini, ma anche, e persino più frequentemente, i rapporti di tipo orizzontale, intrattenuti da persone che condividono il medesimo spazio, come la strada o la sala d’aspetto d’un centro sanitario pubblico.

Va innanzitutto sottolineato che il concetto di mbarete può essere utilizzato anche in senso positivo. Un uomo o una donna possono essere definiti mbarete con riferimento alla loro integrità, al loro coraggio e alla loro tenacia. Una stretta di mano o un abbraccio possono essere mbarete, e la pubblicità ci parla di moto e carburanti mbarete. Tutti ricordiamo che le partite della nazionale erano accompagnate dall’inno “Sono guaranì, sono mbarete”.

Tuttavia, accanto a queste connotazioni positive ve ne sono altre negative. La cosiddetta “legge del mbarete”, che – secondo il giornalista e saggista Helio Vera – è una delle principali in Paraguay, si riferisce a quelle situazioni in cui, con un comportamento intrinsecamente prepotente, si decide di ignorare le regole del senso comune e le norme di convivenza.

Gli esempi in merito sono numerosi, a cominciare dall’inquinamento acustico, che rappresenta la seconda emergenza nazionale. La stampa ha documentato che il disturbo causato da musica ad alto volume rappresenta la seconda causa più frequente di chiamate al numero di emergenza 911 in tutto il Paese, superato solo dalla violenza domestica[2]: non si tiene conto che ci sono vicini che devono alzarsi all’alba per andare al lavoro, altri che possono essere malati o addirittura in fin di vita, altri ancora che piangono la perdita di una persona cara, e il frastuono non si addice affatto alla situazione che stanno vivendo.

È inquinamento acustico anche quello generato dalle moto con marmitta modificata illegalmente, proprio perché nel farlo il conducente si considera mbarete, così come dai bus con la marmitta rotta. Quasi in ogni celebrazione in questa chiesa siamo costretti a fare pause impreviste e inopportune, perché il passaggio delle moto e dei bus in questione impedisce di sentire qualsiasi altro suono.

Anche i rifiuti rappresentano un altro ambito in cui si manifesta l’atteggiamento di chi si lascia guidare dalla legge del mbarete.

Non smette mai di sorprendere, infatti, che così tanti nostri concittadini considerino normale bruciare i propri rifiuti, senza tenere conto non solo del fatto che quel fumo è cancerogeno – ed è molto preoccupante constatare quanti casi di cancro si registrino nella nostra amata Ypacaraí – ma anche del fatto che ci sono vicini che hanno appena steso il bucato e, sicuramente, non gradiranno ritirarlo con l’odore di fumo e la cenere sopra.

Per non parlare, sempre in tema di rifiuti, di chi pensa di risolvere il problema gettandoli sul marciapiede del vicino o lungo strade poco trafficate. Lo stato dei nostri corsi d’acqua è una testimonianza di questa inciviltà.

Lasciare sporco il cortile, nel quale si riproducono le zanzare Aedes aegypti, vettori della diffusione della dengue e della chikungunya, mettendo in pericolo l’intero quartiere e in particolare le persone più vulnerabili, è un altro comportamento che caratterizza chi si sente mbarete.

In realtà, per una città che, a ragione, aspira sempre più a posizionarsi come meta turistica, diventa necessario che, dall’evento pubblico più affollato fino a ogni singola attività commerciale sulla strada, ci si ponga sempre la domanda: di quanti cassonetti avremo bisogno, e dove li collocheremo? Come faremo a riciclare?

Tuttavia, arrivano anche momenti in cui questo personaggio si scontra inevitabilmente con la dura realtà, scoprendo che la sua forza era solo presunzione. Spesso quei momenti sono anche i più drammatici per gli altri. Il mbarete si considera invincibile, protetto, e ripete a se stesso e agli altri: “A me non succederà”, crede che a lui non si applichino non solo le leggi dello Stato, ma nemmeno quelle della natura, in particolare quando si confronta con la forza dei veicoli, che sono anch’essi mbarete. È proprio in questa convinzione di invincibilità che risiedono tanti comportamenti pericolosi sulla strada, di cui siamo spettatori quotidiani.

Un’altra espressione di questa mentalità è il desiderio di apparire e mettersi in mostra, un fenomeno che ha subito un enorme incremento a causa dei social network, dove la maggior parte delle pubblicazioni riguarda feste, cene, viaggi e l’ostentazione di abiti appariscenti. La legge del mbarete impone di dare priorità all’essere visti e all’ottenere molti like, oltre a scatenare la violenza verbale dei famosi “leoni da tastiera”.

Ecco perché, ad esempio, l’organizzazione delle feste di compleanno dei bambini, con spese molto elevate, ha la precedenza sui risparmi che consentirebbero di investire nel loro futuro, o di prepararsi ad affrontare momenti difficili senza dover ricorrere alla solidarietà di vicini e amici attraverso varie iniziative di raccolta fondi.

Nel citare questi esempi, che riflettono la mentalità del mbarete che permea molti aspetti della vita quotidiana, l’intenzione non è stata certo quella di indicare le priorità di un eventuale programma politico per la città, che ovviamente è qualcosa di molto più ampio e complesso.

Piuttosto, il tentativo di affrontare questi temi a cui ho appena accennato brevemente, e di mettere in luce lo stretto legame che li unisce alla fede cristiana, illustra cosa possa significare evangelizzare la cultura. “Una fede che diventa cultura”, infatti, è il tema che ha guidato molte iniziative formative nella nostra parrocchia, rivolte in particolare ai giovani, e che continua a ispirarle.

In questa “evangelizzazione della città”, la parrocchia, attraverso la maturazione delle coscienze che promuove, può essere un alleato importante per le autorità civili che desiderino un vero progresso.

La Chiesa cerca di demolire la mentalità del mbarete dall’interno, partendo dal cuore; le autorità, che per loro stessa natura non potranno mai rivendicare alcun diritto sui cuori, dispongono invece dell’esclusiva su un altro formidabile strumento educativo: la forza della legge.

Perché lo scontro a cui assistiamo è quello che si verifica tra la forza della legge dello Stato, da un lato, e la legge del mbarete dall’altro: questi, infatti, di fronte alla minaccia di una sanzione, potrà sempre sfoggiare i propri contatti con i padrini politici e ribattere: “Non sai con chi hai a che fare”.

Il ruolo delle autorità è fondamentale per garantire, anche a partire da campagne di sensibilizzazione, il rispetto di alcune norme senza le quali la convivenza diventa impossibile e si perde il senso della legalità.

È proprio con questa profonda consapevolezza delle loro elevate e uniche prerogative che, con grande rispetto e in uno spirito di cordiale collaborazione, prego per le autorità della nostra città, unendomi ai fedeli qui presenti.

 

Don Michele Chiappo

Parroco della Parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí

 
 
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[1] Giovanni Paolo II, Discorso ai rappresentanti del mondo della cultura cilena nell’Università Cattolica di Santiago del Cile (3 aprile 1987), in www.vatican.va

[2] https://www.paraguay.com/nacionales/hasta-g-5-millones-la-multa-para-vecinos-ruidosos-segun-nueva-ordenanza

 
 
 
25/10/2026