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Intervista al Dott. Lytton Snead, Direttore del Centro Sanitario di Ypacaraí, e all’infermiera Olga Benegas, Responsabile del Dipartimento di Epidemiologia

 

Da otto anni sono direttore del Centro Sanitario di Ypacaraí e, nel quadro delle politiche pubbliche del Ministero della Sanità e del Benessere Pubblico, l’obiettivo è sempre quello di superare le diseguaglianze sociali e costruire lo sviluppo, offrendo un’adeguata assistenza sanitaria.

Proprio la pandemia del COVID-19 ha messo allo scoperto l’esigenza umana fondamentale della salute, senza la quale non c’è sviluppo.

La nostra azione è finalizzata a offrire un servizio sanitario con professionalità e cordialità ai pazienti colpiti da malattie prevalenti o accidentali, nell’ambito del piano locale della sanità e guidati dal sistema di vigilanza epidemiologica, incaricato di gestire la prevenzione di eventi che si potrebbero convertire in disastri, come è il caso di questa pandemia.

Attualmente possiamo contare su personale medico e infermieristico specializzato nelle aree dell’ostetricia, infermeria in genere, radiologia e su personale di supporto amministrativo, come autisti e addetti ai servizi generali. Il Centro offre radiografia, ecografia, elettrocardiogramma, laboratorio e rafforzamento dell’assistenza pre-ospedaliera, che comprende anche l’ambulanza. È da sottolineare che Ypacaraí è l’unico Centro Sanitario della regione che conta su un’ambulanza con presenza di paramedici 24 ore al giorno per sette giorni.

In certe occasioni il Centro risulta inadeguato considerando l’incremento sostenuto degli utenti che usufruiscono del servizio e dei vari mezzi diagnostici.

Per coprire, inoltre, tutto il territorio di Ypacaraí che conta oltre 30.000 abitanti sono stati creati, ai quattro angoli del territorio, quattro “Unità di Salute Familiare” e un Centro di salute, dotati di professionisti qualificati (medico e infermiera) che realizzano un piano di vaccinazione, di prevenzione, di monitoraggio di persone diabetiche, con problemi cardiaci e di ipertensione, che vengono assistite localmente, salvo casi di complicazioni.

In Paraguay la decisione presa dalle autorità di chiudere tutto e subito si è rivelata esatta e opportuna. La chiusura, certamente, non poteva protrarsi senza il rischio di un crollo economico disastroso, ma l’apertura dei vari settori, con gradualità e intelligenza, ha permesso di creare senso di responsabilità e di organizzarsi. Le previsioni epidemiologiche erano catastrofiche anche per noi: questa strategia ha permesso di non fare collassare il sistema sanitario. In effetti solo ad agosto, con la ripresa di un certo movimento, hanno iniziato a moltiplicarsi i contagi e i decessi, che però abbiamo potuto controllare, arrivando a fine ottobre a poco più di 1.300 decessi totali, rispetto ai 3-4 mila previsti. Non c’è, comunque, da abbassare la guardia.

Per quanto riguarda il nostro Centro Sanitario, abbiamo iniziato subito l’azione preventiva, con conversazioni educative, istallazione di lavandini in tutti i luoghi di accesso alle differenti aree e la preparazione di protezioni sanitarie. È stata montata, nel recinto del Centro Sanitario, una tenda provvisoria solo per pazienti COVID-19 con tutto l’equipaggiamento necessario al primo intervento, in modo da non farli entrare nell’edificio centrale e proteggere le altre aree sanitarie. È stato un lavoro abbastanza pesante per il personale sanitario, data l’incoscienza della gente che, nonostante l’informazione attraverso le reti sociali, non si rendeva conto di cosa si stesse affrontando.

Abbiamo dovuto fronteggiare, inizialmente, la mancanza di mezzi economici. Grazie, però, alla Commissione dei servizi igienici sanitari, alla Municipalità, alle varie imprese locali, come anche al contributo della cittadinanza, siamo riusciti ad attivarci secondo il piano elaborato. Siamo ben equipaggiati e non manca il necessario. Grazie anche alla gestione di autorità nazionali residenti in Ypacaraí, si è recentemente costruito un nuovo blocco per l’assistenza ai pazienti con infezioni respiratorie e si è provveduto a fornire il Centro di un generatore elettrico.

In base al protocollo vigente emanato dal Ministero, finora si è garantita un’assistenza personalizzata quotidiana con la fornitura dei farmaci a tutti i pazienti colpiti dal virus, dal momento del suo rilevamento fino alla dimissione dall’isolamento. È risultato che la maggioranza delle persone contaminate si sono contagiate in altri luoghi. Tuttora sono 178 i casi noti nel distretto, con solo quattro decessi.

All’inizio nessuno poteva immaginare come questa situazione di pandemia avrebbe cambiato le abitudini delle persone. Su questo punto però è necessario continuare a cambiare costumi e abitudini, perché quello che sta avvenendo ci deve spingere ad adattarci a un nuovo modo di vivere, non per isolarsi, ma per incontrarsi in modo controllato, coscienti che il virus è tra noi. Questa è una sfida, perché siamo abituati a vivere in libertà.

Una prospettiva del prossimo futuro è anche quella di ottenere il medico di guardia. Il Centro Sanitario, in questo modo, potrà crescere nell’infrastruttura e diventare un ospedale distrettuale, così da offrire un’assistenza più efficace alla comunità, tanto più che ricorrono al nostro Centro Sanitario anche molte persone delle vicine città, sia per il buon trattamento da parte del personale, sia per la discreta fornitura di farmaci necessari.

Un’ultima prospettiva, inoltre, è quella di continuare il lavoro per responsabilizzare la popolazione, anche con l’aiuto delle altre istituzioni cittadine, tra cui la parrocchia. Occorre insegnare che spesso sono le piccole azioni quotidiane, come quella di rispettare le norme di igiene e le indicazioni sanitarie, che permettono a ciascuno di essere responsabile e protagonista della salute pubblica.

 

 

Alla data attuale del 19 ottobre, i contagi in Paraguay, secondo i dati del Ministero della sanità, sono 56.073. Nel Dipartimento Centrale, dove si trova Ypacaraí, i casi sono stati, sempre alla stessa data, 23.762. Nella città di Ypacaraí ci sono stati 178 casi, un’incidenza dello 0,6% sulla popolazione del distretto e dello 0,7% su tutti i casi positivi del Dipartimento Centrale. I dati mostrano la maturazione di una certa coscienza della popolazione, anche se c’è ancora bisogno di cambiamenti nello stile di vita delle persone, sia in relazione al COVID-19 sia soprattutto in relazione al dengue. È questa, in effetti, l’epidemia che generalmente satura il sistema sanitario locale.Entrevista Dr Lytton Snead Olga Benegas 5

Lo scorso anno ci sono stati 2.200 casi, con un alto indice di infestazione in città arrivato al 34%. La prevenzione dipende molto dalla responsabilità della gente nel tener pulito il proprio cortile e la propria casa per non permettere che si riproducano le zanzare veicolo della malattia. Anche per il dengue è stato fatto un lavoro di sensibilizzazione e l’indice di infestazione attualmente è del 2,4%; a tal proposito, ringrazio la parrocchia che s’impegna sempre a parlare di questi temi ai fedeli. Con la prossima stagione delle piogge, però, il rischio si ripresenta e la combinazione del dengue con il COVID-19 sarebbe disastrosa.

In tema di politica della salute pubblica è sempre necessaria la partecipazione sociale, perché tutti siamo responsabili della salute nostra e di quella degli altri. In questo senso un altro fattore da cambiare culturalmente riguarda l’alimentazione, da cui dipendono malattie come l’ipertensione e il diabete, tra le più diffuse in Paraguay, con una mortalità molto alta. Cambiare le abitudini alimentari è una delle cose più difficili. Occorre insistere sul cambiamento degli stili di vita per il bene proprio e degli altri.

In questo la parrocchia può aiutare molto, sia nel continuare la sensibilizzazione che già svolge con i fedeli, sia nel continuare con il sostegno spirituale, tanto importante per noi medici e infermieri. Di ciò ringraziamo l’équipe della parrocchia e don Emilio, grati per i messaggi di sostegno che ci hanno rivolto, tenendoci presenti mentre, a volte con tremore e paure, continuavamo ad affrontare la situazione.

(A cura di Emanuela Furlanetto)

 

 

 

24/11/2020

 

Categoria: Interviste