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Un laico catechista, precursore e profeta

 

Sono passati poco più di cento anni dalla conversione di Arnaldo Canepa.

La storia cominciò in una chiesetta: Santa Maria Odigitria, in via del Tritone, a Roma.

In quel maggio del 1921 si celebrava il mese mariano.

Arnaldo era entrato per caso, per curiosità, non certo per devozione.

È dato per certo che in quella occasione si convertì. Era entrato in chiesa indifferente. Ne uscì sconvolto e convertito.

La conversione di Arnaldo, romano, classe 1882, scapolo, benestante, libero pensatore con simpatie filomassoniche, fu pronta e completa.

Subito si mise a disposizione del parroco di Santa Maria degli Angeli. Si occupò delle opere parrocchiali, fondò un reparto scout, andò a visitare tutte le settimane i bisognosi del Quadraro. Si associò all’istituzione di un circolo giovanile e di un oratorio al Quadraro e a Centocelle, e divenne catechista.

Laico

Laico e catechista, questa fu la sua identità che scoprì e che sviluppò nei quarant’anni di attività pastorale.

Fino al Concilio Vaticano II, il laico era definito e percepito come un “non chierico”. Lo si indicava col suo carattere negativo: è laico colui che non è prete, e per estensione anche colui che non è religioso. Era inevitabile che con ciò si sottolineasse un suo livello inferiore rispetto ai chierici nell’ordinamento della Chiesa, relegandolo a una funzione solamente subalterna. Il clero insegnava e dirigeva; il laico ascoltava ed eseguiva.

Il Concilio Vaticano II riconobbe ai laici un’identità e una vocazione proprie: in effetti, “essi esercitano l’apostolato evangelizzando e santificando gli uomini, e animando e perfezionando con lo spirito evangelico l’ordine temporale” (Apostolicam actuositatem, 2). Cristo adempie il suo ufficio profetico non solo per mezzo della gerarchia, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni provvedendoli del senso della fede e della grazia della parola (cfr. Lumen gentium, 35).

Canepa, consapevole dei suoi doni e dei suoi carismi, mettendosi a servizio della comunità parrocchiale nella formazione dei catechisti e nell’istituzione e direzione di Oratori, si rivelò profeta, cercando il suo spazio e la sua responsabilità ecclesiale proprio come laico.

Volse la sua attenzione alla periferia di Roma, che si espanse quasi all’improvviso in quegli anni, priva di strutture e anche scristianizzata dall’industrializzazione. Era la zona meno provvista di sacerdoti, per cui risultava terreno ideale per l’impegno dei laici.

È in questo ambito della periferia romana che Canepa si sentì chiamato a operare, vivendo la sua vocazione di laico e di catechista. La sua opera non solo anticipò, ma contribuì a chiarire e ad approfondire l’identità e il ruolo proprio dei laici e fece maturare la convinzione che non sarebbe fiorito un rinnovamento nella vita pastorale della Chiesa senza l’attiva partecipazione e la corresponsabilità del laicato.

La sua è stata una delle figure più emblematiche del laicato romano negli anni del dopoguerra: facendo del sacerdozio comune dei fedeli il cardine della sua responsabilizzazione nella Chiesa, egli offrì a tutti i laici un esempio che diventò sempre più significativo. La sua originalità consiste nel precorrere i tempi, dalla vocazione a una santità specificatamente laicale, fino alle intuizioni metodologiche di una pastorale incarnata.

“Un laico romano – lo definì il Cardinale Ugo Poletti – un cattolico autentico”. Canepa “verificò e perfezionò la figura del laico cattolico interamente donato a Cristo e alla sua Chiesa”, affermò il Cardinal Jacques-Paul Martin, suo amico ed estimatore.

Catechista

Di fronte alla crescita caotica e imprevedibile di Roma negli anni ’30, le esigenze religiose aumentavano. A causa dell’urbanesimo la città straripava oltre le mura e oltre le prime periferie. I mezzi tradizionali della pastorale erano diventati insufficienti. Nella febbrile, vorticosa e talvolta disordinata ridda di iniziative della vita parrocchiale di quei tempi, si era venuto a creare un vuoto: la formazione cristiana dei fanciulli.

Gli Oratori per i ragazzi a Roma erano rimasti ben pochi. Lo sviluppo disarmonico e caotico della periferia urbana, l’immigrazione, le difficoltà del periodo post-bellico, la estensione territoriale delle parrocchie rendevano oltremodo difficile l’apostolato oratoriano tra i fanciulli e i ragazzi.

Dopo le esperienze del Quadraro, tutto in Canepa fu orientato verso un unico scopo: la formazione dei ragazzi, della massa dei ragazzi che costituiva la grandissima maggioranza della popolazione giovanile e che non si trovava a suo agio nei quadri delle associazioni giovanili esistenti. Fu quel ragazzino di strada, con le sue aspirazioni e le sue possibilità, la sua quasi fatale solitudine in una metropoli in pieno sviluppo, che attirò il suo sguardo, il suo interesse e il suo cuore.

Come membro del Terzo Ordine di san Francesco, Canepa visitava tutte le settimane i bisognosi del Quadraro. Diventò catechista. In quelle parrocchie periferiche egli aveva scoperto la sua vocazione e il campo di apostolato a cui la Provvidenza lo aveva chiamato e preparato: sarebbe stato catechista per quarant’anni a tempo pieno, senza esitazioni, fino alla morte, avvenuta nel 1966.

L’istituzione da parte di Papa Francesco (il 10 maggio 2021) del ministero di catechista col Motu proprio Antiquum ministerium e l’estensione del lettorato e dell’accolitato a tutti i battezzati, uomini e donne (realizzato col Motu proprio Spiritus Domini), rispondono all’esigenza di una maggiore stabilità, visibilità ministeriale e formazione del catechista. Egli è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa.

Canepa incarnò e anticipò di un secolo questa figura di catechista: fu maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo di migliaia di ragazzi e catechisti.

Sapeva e capiva quale tormento fossero per i ragazzi certe definizioni del catechismo di san Pio X. Sentiva l’esigenza di uno strumento nuovo, di un linguaggio adeguato per fare catechesi e non solo per “insegnare la dottrina”. La sua testimonianza di vita insegnava ed educava ancor prima che la sua parola.

Achille Romani

(Continua)

 

 

 

30/04/2022

 

Categoria: Profili missionari e spirituali