Il Figlio fatto uomo, rivelazione della infinita bellezza, è sommamente amabile
La preghiera santifica la materia
“L’icona è il punto di partenza della nostra ascensione mentale”[1]. “Essa costituisce un inizio di preghiera”[2].
In questo campo “Basilio ha scritto la frase che costituirà l’argomento più resistente del partito iconofilo”[3]: “L’onore reso all’immagine trapassa al prototipo”[4]. L’espressione sarà ripresa ed inserita nella “Definizione
circa le sacre immagini”, solennemente promulgata dal Niceno II[5]. Špidlík distingue, ma sottolinea la profonda unità fra sacramenti ed icone. La distinzione fra sacramenti e sacramentali non è assoluta. V’è solo una diversità di gradi della presenza di Cristo. La preghiera di Cristo è nella preghiera della Chiesa e la preghiera della Chiesa è la preghiera di Cristo[6].
Le preghiere santificano la materia affinché questa materia sia luogo d’incontro, organo vivo.
Così si esprime in proposito il Damasceno:
“Concedi alla tradizione della Chiesa anche la venerazione delle immagini santificate dal nome di Dio e degli amici di Dio, e per questo motivo adombrate dalla grazia dello Spirito Santo!”[7].
“Secondo la Bibbia il nome di Dio è uno dei luoghi della sua presenza. L’icona è il Nome disegnato. Nel Nome pronunciato, attraverso e con l’icona che lo pronuncia a suo modo, il nostro amore ci porta a venerare e ad abbracciare, nella somiglianza stessa, la grazia della reale presenza”[8].
“Secondo i canoni della Chiesa d’Oriente, in effetti, la preghiera deve accompagnare tutto il lavoro del pittore, e, d’altro canto, è la preghiera dei fedeli che santifica le icone fino a renderle miracolose”[9].
Per questo suo carattere epifanico
“la pittura d’icone è un ramo dell’arte simbolica; essa non è solamente un’arte, ma qualcosa di più di un’arte, una visione di Dio, una conoscenza di Dio, una testimonianza per mezzo dell’arte. Per riuscire veramente in questa arte delle icone, è necessaria l’unione d’un artista e d’un teologo contemplativo nella stessa persona. … È questo il motivo per cui la vera pittura d’icone è l’arte allo stesso tempo più rara e più difficile: essa esige la combinazione di questi due doni, rari essi stessi. D’altra parte, i risultati e le rivelazioni della pittura d’icone sorpassano di gran lunga sia la teologia speculativa che l’arte profana. La pittura d’icone testimonia dell’al di là e dei suoi aspetti. Essa non dimostra: mostra. Essa non costringe in forza di prove: essa convince e vince per l’evidenza stessa”[10].
Questo, l’icona può farlo perché in essa v’è l’azione dello Spirito. Infatti, “il pittore d’icone è un ispirato”[11]. Secondo Evdokímov “se, ‘nessuno può dire: Gesù è il Signore!, se non sotto l’azione dello Spirito Santo’ (1Cor 12, 3), nessuno può rappresentare l’immagine del Signore se non per dono dello Spirito Santo. Egli è l’Iconografo divino”[12].
Si pone, ora, il problema della genesi dell’icona.
Seguiremo in questa parte Pavel Florenskij, che Špidlík definisce “il vero teologo dell’icona”[13].
Florenskij, nel suo saggio[14] parte dalla Confessione di fede per cui chiamiamo Dio “Creatore delle cose
visibili e invisibili”. Questi due mondi – il visibile e l’invisibile – sono in contatto. Il sogno è il primo e più comune passo della vita verso l’invisibile. Al valico del sonno e della veglia, prima che si varchi l’intervallo fra i due territori, al confine dove si toccano, la nostra anima è circondata di visioni.
Analogamente all’esperienza onirica c’è l’esperienza mistica. La legge generale è sempre una: l’anima si inebria del visibile e, perdendolo di vista, si estasia sul piano dell’invisibile. Sollevata che sia in alto, nell’invisibile, essa cala di nuovo nel visibile e a questo punto le vengono incontro ancora le immagini simboliche del mondo invisibile: i volti delle cose, le idee.
L’insidia sta negli inganni e autoinganni che sull’orlo del mondo circondano il viandante.
A metà fra il tempo-spazio e il mondo angelico, alla soglia di questo mondo, è il massimo dell’inganno e della seduzione. Le immagini abbagliatrici sono suscitate dalla passione, ma il pericolo non è nella passione come tale, ma nella valutazione di essa, nel suo scambiarsi per qualcosa di direttamente opposto a ciò che di fatto è.
L’anima abbagliata si allontana da Dio immaginando di accostarsi a Lui e lo caccia via pensando di compiacerlo. Tutto ciò proviene dalla mescolanza delle immagini della salita e di quelle della discesa. Si tratta di ciò, che la visione sorta sul confine del mondo visibile e del mondo invisibile, può essere una assenza della realtà del mondo terreno. Nella stanza vuota e ordinata si insediano, ormai del tutto avulse dalla realtà, le maschere della realtà. Viceversa la visione può essere la presenza d’una realtà, la superiore realtà del mondo spirituale.
(Continua)
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[1] T. Špidlík, Alcune considerazioni..., 579.
[2] T. Špidlík, Alcune considerazioni..., 579.
[3] G. Dumeige, Nicée II, Éditions de l’Orante, Paris 1978, 29.
[4] Basilio di Cesarea, Lo Spirito Santo, XVIII, 45. Traduzione, introduzione e note a cura di G. Azzali Bernardelli, Città Nuova Editrice, Roma 1993, 151-152. Basilio situa la sua affermazione in un contesto trinitario ove descrive la relazione esistente tra il Padre e il Figlio. Questa adorazione resa al Figlio s’indirizza al Padre. Basilio l’ha illustrata dicendo che l’uomo è immagine per imitazione, mentre il Figlio è immagine per natura; egli non pensa di stabilire un legame esplicito tra il Figlio, immagine del Padre, e le immagini. Questo legame è per lui, tuttavia, più reale di quanto dei moderni maggiormente abituati più alla logica che alla teologia orientale non lo pensino, cfr. G. Dumeige, Nicée II…, 29.
[5] Cfr. H. Denzinger, Enchiridion symbolorum…, § 601.
[6] Cfr. T. Špidlík, L’icône..., 540.
[7] Giovanni Damasceno, Difesa delle immagini sacre. Discorsi apologetici contro coloro che calunniano le sante immagini, II, 14. Traduzione, introduzione e note a cura di V. Fazzo, Città Nuova Editrice, Roma 1983, 107.
[8] P.N. Evdokímov, Teologia della bellezza..., 200.
[9] T. Špidlík, L’icône..., 541.
[10] S. Boulgakoff, L’orthodoxie..., 200.
[11] Cfr. P. Miquel, Théologie de l’icône, in Dictionnaire de Spiritualité, VII/2, Beauchesne, Paris 1971, 1229 ss.
[12] P.N. Evdokímov, Teologia della bellezza..., 31.
[13] T. Špidlík, L’icône..., 545.
[14] Cfr. P.A. Florenskij, Le porte regali. Saggio sull’icona. A cura di E. Zolla, Adelphi, Milano 1981.
09/06/2021