Ai fedeli della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí (Paraguay)

 

Miei cari amici,

nella mia ultima Omelia ho parlato del denaro e dell’attaccamento al denaro come fonte di ogni corruzione.

Ritorno sullo stesso argomento perché, dal momento che la Chiesa vive nel mondo, in mezzo agli uomini, e non in un’inesistente realtà separata dal mondo, anch’essa ha un rapporto con il denaro.Homilia 62 24 04 2021 1

So che gli spiritualisti disincarnati affermano la superiorità di ciò che è spirituale su ciò che è materiale. Ma so anche che essi non conoscono la dignità dell’uomo: parlo di quell’uomo che sa bene che non ci sono Eucaristia e Chiesa senza un pezzo di pane e poche gocce di vino. E dietro questo pezzo di pane e queste gocce di vino vi è sempre il lavoro dell’uomo.

Il pane costa e sarebbe demoniaco pensare che possa arrivare a noi attraverso l’atto magico che trasforma le pietre in pane.

Il Concilio Ecumenico Vaticano II c’insegna che, se vogliamo comprendere e vivere il senso autentico della nostra vita, dobbiamo continuamente ritornare alla struttura del sacrificio eucaristico, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana” (Lumen gentium, 11).

Nell’Introduzione al Messale Romano, parlando della preparazione dei doni, l’Ordinamento generale annota che

“quantunque i fedeli non portino più, come un tempo, il loro proprio pane e vino destinati alla Liturgia, tuttavia il rito della presentazione di questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale. Si possono anche fare offerte in denaro, o presentare altri doni per i poveri o per la Chiesa”.

Nell’invocazione del celebrante che presenta i doni: “Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo… questo vino, frutto della terra, e del lavoro dell’uomo…”, c’è tutto il senso eucaristico, e per questo ecclesiale, della relazione tra Chiesa-Eucaristia e denaro.

L’Eucaristia è un dono di Dio che appartiene a tutta la Chiesa, ma diventa la mia Eucaristia nella misura in cui io metto sull’altare il mio pane e il mio vino, frutto del mio lavoro e della mia partecipazione all’edificazione del Corpo del Signore.

Essa, per essere mia nel noi della fede della Chiesa, ha bisogno del mio contributo, del mio lavoro, della mia fatica. Senza questa partecipazione personale e libera, l’Eucaristia, oltre a non essere possibile, sarebbe qualcosa che non mi appartiene.

Esiste, quindi, uno stretto rapporto tra colletta-offerta ed Eucaristia.

Bisogna collocare la colletta nel quadro del senso eucaristico e non fuori di esso. Essa appartiene all’edificazione della Chiesa-Eucaristia, della Chiesa-Comunione, della Chiesa-Popolo di Dio.

Da tutto ciò deriva la sacralità del denaro donato alla Chiesa, che deve essere amministrato e difeso con la passione che caratterizza gli innamorati del Signore.

Se l’Eucaristia è il pane e il vino, frutti del lavoro dell’uomo, che diventano il Corpo e il Sangue di Cristo, allora dobbiamo difendere questa fatica, questo sudore e questo sangue, senza i quali non ci sarebbe l’Eucaristia, fonte e culmine della nostra vita.

Inserita in questa visione eucaristica, l’educazione all’uso corretto del denaro ha un’importanza fondamentale nell’educazione dei giovani.

A proposito di questo, mi permetto di ricordare i primi anni della mia vita. Si sa che, da un punto di vista psicologico, i primi anni sono i più importanti nella vita di una persona.

Io nacqui pochi mesi prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale. Mio padre, alto e integerrimo funzionario dell’Amministrazione dello Stato italiano, fu inviato in Africa come capo della contabilità nelle colonie italiane. Mia madre rimase sola con tre figli e la famiglia non poté ricongiungersi con mio padre, com’era programmato, perché scoppiò la Seconda guerra mondiale e mio padre fu fatto prigioniero dagli inglesi.

Anche lo stipendio pagato dallo Stato fu ridotto al minimo e la guerra fu per tutti noi una prova terribile, che ha formato profondamente il mio carattere.

Quando arrivava lo stipendio mensile, mia madre prendeva differenti buste e in ognuna metteva una quota di denaro. Le prime buste che riempiva erano quelle destinate ai pagamenti obbligatori. Per esempio, cominciava sempre dalla busta dell’affitto della casa. “Se non paghiamo l’affitto – ci diceva – dove andiamo a dormire?”.

Quando noi chiedevamo qualcosa, nostra madre ci domandava da quale busta dovevamo prendere i soldi e ci metteva sempre di fronte a una decisione: si compra questo o quest’altro. E ogni volta aggiungeva: “Non si ruba, non si contraggono debiti, perché i debiti si devono pagare e il denaro non cade dal cielo”.

Così appresi cose molto semplici che si possono facilmente riassumere:

  1. Il denaro non cade dal cielo.
  2. Non si ruba.
  3. Non si contraggono debiti.
  4. Se aumentano le uscite, devono aumentare le entrate.
  5. Prima dobbiamo avere nelle nostre mani il denaro e poi possiamo spenderlo.
  6. Non si può comprare tutto ciò che si desidera, ma è sempre necessario fare una scelta.

In seguito, durante i miei studi di contabilità, appresi che la saggezza semplice di mia madre si chiamava preventivo, partita doppia, chiudere il bilancio in pareggio, saldare un conto, ecc.

Compresi anche che, se non vogliamo rubare o vivere come mendicanti, dobbiamo saper amministrare quello che abbiamo. Non si può spendere ciò che non si ha; se aumentano le uscite, devono aumentare anche le entrate; dobbiamo essere sempre trasparenti, soprattutto quando amministriamo denaro che non è nostro.Homilia 62 24 04 2021 3

Tutte queste sono semplici riflessioni che una buona casalinga sa fare.

Non sarebbe male insegnare che non si può spendere ciò che non si possiede e che dobbiamo adattare i nostri stili di vita alle risorse economiche che effettivamente possediamo.

Se andiamo oltre le nostre possibilità, alla fine, la nostra vita non potrà che terminare in un terribile fallimento. E sarà del tutto inutile pensare che, per chi non ebbe il coraggio di educare chi doveva all’uso corretto e onesto del denaro, sia possibile risolvere il suo fallimento, e il fallimento di altre persone, piangendo con corone del rosario in mano, accendendo candele e tentando Dio con la richiesta di miracoli, dopo che, per bontà crudele, rifiutò la croce della correzione e dell’educazione che queste persone, a tempo debito, avevano diritto di ricevere.

E che la benedizione di Dio onnipotente,

Padre e Figlio e Spirito Santo,

discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

Amen.

 

Don Emilio Grasso

 

 

 

24/04/2021