Ai fedeli della parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí (Paraguay)

 

Miei cari amici,

in questo tempo di pandemia del COVID-19 e delle varianti del Coronavirus, sorgono dal popolo oppresso e crocifisso, Homilia 73 10 07 2021 2itche non trova la risposta che dovrebbe ricevere dalla classe politica del nostro Paese, un grido profondo di dolore e un pianto disperato, soprattutto quando si constatano le profonde carenze del sistema sanitario nazionale.

La mia risposta è sempre la stessa: se non escono dal popolo uomini con il cuore purificato e l’intelligenza illuminata, è inutile aspettarsi un cambiamento realizzato da persone che, al di là del nome e del colore della camicia che indossano, dicono tutte le stesse parole, fanno le stesse promesse, ma continuano a perpetuare lo stesso sistema clientelare e una politica senza una visione a lungo termine.

Purificazione e conversione sono esigenze sempre presenti nella predicazione della Chiesa, e sono un appello rivolto alla coscienza dell’uomo, alla sua libertà e responsabilità di fronte al peccato e al male.

Siamo spesso abituati a cercare un capro espiatorio quando c’è qualcosa di male che sopraggiunge o una situazione tragica o incontriamo delle difficoltà. Siamo pronti a cercare la responsabilità negli altri, puntando il dito verso qualcuno e scaricando su di lui le nostre colpe. Non diciamo mai: “Sono io il colpevole; è mia la responsabilità”. Ci affrettiamo a vedere il male negli altri e dimentichiamo che il peccato è nel nostro cuore.

Se per cambiare aspettiamo che cambi prima l’altro, non avremo mai il senso della nostra responsabilità personale e saremo sempre persone dipendenti dagli altri. Accusare gli altri e non vedere il proprio peccato ci portano a non fare mai niente. Staremo aspettando che gli altri cambino, continuando a tenere sempre le braccia conserte.

In effetti, l’uomo si trova, nella sua singolarità, davanti a Dio che lo interpella singolarmente sul progetto di vita che gli propone. Egli non può nascondersi nell’anonimato della folla, poiché ogni uomo è creato nella sua identità e irripetibilità. Cristo ha salvato tutti gli uomini: li raggiunge singolarmente e li salva uno ad uno, invitando tutti ad andare da Lui per ricevere la salvezza, formando così il suo Corpo che è la Chiesa.

Davanti a Dio non può esserci la massa senza nome, informe e non identificata o l’individuo anonimo e senza volto, come non può esservi il caos dove tutto è mescolanza e amalgama.

Nella sua opera di creazione, Dio ha posto delle differenze, delle distinzioni, delle individualizzazioni, separando le cose l’una dall’altra, perché è solo uscendo dalla massa informe, dalla mescolanza e dall’indistinzione, solo essendo chiamate con il loro nome che le cose entrano nell’esistenza, assumono vita. Dio chiamò la luce “giorno” e le tenebre “notte”; chiamò la distesa fra le acque “cielo”, il suolo asciutto “terra” e la massa delle acque “mare”.

E anche l’uomo può cominciare a esistere, a essere amato e ad amare solo uscendo dall’anonimato, essendo chiamato per nome nella sua singolarità e irripetibilità: io sono io e non c’è nessun altro che sia il mio io.

Nel momento in cui Dio si rivolge all’uomo e lo interpella chiamandolo per nome, costui assume la sua originalità irripetibile e la sua responsabilità singolare.

Dio ci ha creati liberi, ciascuno con tutte le facoltà spirituali: con la memoria, l’intelligenza, la volontà, la libertà e la responsabilità, la sua capacità di autodeterminarsi, di fare una scelta.

La scelta dell’uomo può essere buona o cattiva, ma è la sua propria scelta. Occorre allora sentire la propria responsabilità verso se stessi, verso tutti e verso la creazione intera.

Dio ha posto l’uomo sulla Terra perché la trasformi, perché la cambi, perché renda più bello il volto della città in cui vive. Questo è compito di tutti e di ognuno.

La nostra fede ci fa dire che crediamo in Dio, ma anche nell’uomo perché Dio si è fatto carne, uomo. Se diciamo: “Credo in Dio”, e non diciamo anche: “Credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, vero Dio e vero uomo”, la nostra non è la fede cattolica.

E in Gesù Cristo Dio si è unito a ogni uomo, come sottolinea il Concilio Vaticano II: “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (Gaudium et spes, 22).

Dio non è rimasto chiuso nel sepolcro, ma vive nel cuore, nelle mani, nel volto, nei piedi, nelle orecchie di chi ascolta il grido dell’oppresso. Vive negli uomini e in mezzo agli uomini. Dio porta il nome dell’uomo.

Come diceva Papa Francesco,

“il nome di Dio è legato ai nomi degli uomini e delle donne con cui Lui si lega, e questo legame è più forte della morte. E noi possiamo dire anche del rapporto di Dio con noi, con ognuno di noi: Lui è il nostro Dio! Lui è il Dio di ognuno di noi! Come se Lui portasse il nostro nome”.

E con il nome di Dio, con l’uomo, non si gioca.

Dio, difensore dei poveri e degli oppressi, non è amico di chi mette nelle sue tasche maledette ciò che appartiene alla cura dei più bisognosi, lasciandoli vittime di tutte le profonde carenze del sistema sanitario nazionale.

E non dimentichiamo, come ripete Papa Francesco, che “il diavolo entra dalle tasche”.

 

Separador de poemas

 

In occasione della festa patronale della capilla Virgen María Rosa Mística, invio il mio cordiale saluto alla Coordinatrice, la sig.ra Santa Oviedo de Yegros, ai suoi collaboratori e a tutti i parrocchiani della capilla.

Ricordo in questo giorno, con sentita commozione, le amiche e gli amici che sono morti in questo periodo e che continuano a essere uniti a noi nella comunione dei santi.

E che la benedizione di Dio onnipotente,

Padre e Figlio e Spirito Santo,

discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.

Amen.

 

Don Emilio Grasso

 

 

 

10/07/2021