La forza nascosta di Anna Comastri

 

Ci sono esistenze che parlano senza clamore, vite che non cercano il centro della scena e che proprio per questo diventano trasparenti alla grazia, senza fare rumore.

La vita di Anna Comastri, di Sassuolo, appartenente alla parrocchia di Rometta, è una di queste: una vita segnata dalla fragilità, eppure capace di trasformare la sofferenza in un luogo di abbandono fiducioso, di preghiera silenziosa e di luminosa testimonianza cristiana.

Anna, oggi ottantasettenne, nasce e cresce in una famiglia contadina dove il lavoro è semplice e duro. Lascia la scuola per aiutare in casa e nei campi, poi sposa Pietro, da cui ha un figlio, Maurizio. Lavora come magliaia a domicilio e, successivamente, come operaia in ceramica, portando avanti con discrezione quella forza concreta che appartiene a chi ha conosciuto la fatica fin da giovane.

Alla fine degli anni Settanta, su iniziativa di don Ercole Magnani, parroco di San Giorgio Martire e membro di Migrantes della CEI, vengono accolti a Sassuolo molti profughi vietnamiti. Tra questi c’è Chan con la sua famiglia. Chan ottiene un lavoro nella fabbrica di piastrelle in cui già lavora Anna e trova in lei un forte punto di appoggio. Anna la fa sentire a casa, accogliendola con coraggio e aiutandola a superare le difficoltà legate alla sua condizione di profuga, nonché le diffidenze e i soprusi che non mancano.

Dal 1993 la sua salute inizia a incrinarsi: due interventi alle anche, due embolie polmonari, un equilibrio sempre più incerto. Dal 2018 non riesce più a camminare autonomamente e, nel 2022, perde anche la capacità di stare in piedi per pochi minuti. Da allora è definitivamente allettata. Rimasta vedova, è accudita con amore dal figlio e da una sorella, che ogni giorno le restituiscono un po’ di quella cura che lei ha donato per tutta la vita.

Dal 2018 ho il privilegio di accompagnarla ogni sabato portandole la Comunione.

L’accoglienza

La sua giornata scorre lenta, segnata da gesti ripetuti. Nell’immobilità vive una pazienza che non è rassegnazione, ma un’offerta silenziosa, una partecipazione alla croce di Cristo. Non si lamenta, ma accoglie ciò che la vita le chiede con una serenità che sorprende.

I momenti difficili non sono mancati: ricoveri improvvisi, crisi che avrebbero potuto spegnere la speranza. Lei, invece, ha affrontato tutto con una forza mite, una tenacia che commuove più di qualsiasi discorso.

La sua stanza sembra una piccola cappella. Ogni giorno segue Rosario e Messa in televisione con un’attenzione senza distrazioni: non assiste, partecipa. E tutto ciò che vive davanti allo schermo trova compimento nella Comunione ricevuta con gratitudine, gesto semplice e immenso.

Pur nei momenti di pesantezza, la sua fede resta un affidamento puro. Sa di essere nelle mani di Dio e le basta. Ripete con convinzione: “Il Signore provvede”. La malattia, invece di spegnere la sua fiducia, la purifica.

In un mondo spesso brusco, Anna custodisce la grazia della gentilezza. Ringrazia, si scusa per ciò che non dipende da lei, teme di essere di peso. Una delicatezza nata dalla preghiera, che non è debolezza: quando serviva, racconta suo figlio, ha parlato con fermezza.

Una luce discreta

Ha sempre sostenuto le nostre missioni, soprattutto da quando, dal 2021, ogni anno trascorro un periodo a Ypacaraí, in Paraguay. Il suo pensiero è per la Caritas parrocchiale, i bambini e i giovani. Così la sua stanza, che può sembrare un luogo di reclusione, in realtà è una finestra aperta sul mondo.

La vita di Anna, apparentemente nascosta, è una luce. Ricorda che la santità non nasce da imprese straordinarie, ma dalla fedeltà quotidiana. Entrare nella sua stanza significa uscire più ricchi: della sua fede, della sua serenità, della sua capacità di vedere il bene anche nella sofferenza.

La ringraziamo per la sua gentilezza, per la sua preghiera che sostiene anche noi, per il suo modo silenzioso ma luminoso di vivere il Vangelo. La sua vita è un dono prezioso, un riflesso puro di luce.

Sandro Puliani

 

 

 

23/08/2026