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Franca De Simone

Membro della Comunità Redemptor hominis, ha conseguito il diploma di Infermiera Professionale presso la Croce Rossa Italiana all’Università Statale “La Sapienza” di Roma. Si è specializzata in Malattie Tropicali presso l’Institut de médecine tropicale di Anversa (Belgio).
Ha conseguito il Baccellierato in Catechesi Missionaria presso la Pontificia Università Urbaniana.
Nel 2007, il Presidente del Camerun, Paese dove ha operato nel settore sanitario dal 1980 al 2009, le ha conferito il titolo di “Cavaliere del valore nazionale” per il lavoro svolto con i malati di epilessia in Camerun, per il quale è stata insignita anche del premio “Volunteer Award 2009” dall’International Bureau of Epilepsy.
Attualmente lavora in Italia nel settore sanitario.

 

 

 

 

 

Rosalba Cipollone

Membro della Comunità Redemptor hominis, è diplomata in Economia Domestica presso l’Istituto Tecnico Femminile “Colomba Antonietti” di Roma. Ha ottenuto il diploma di Perizia in Teologia Spirituale, summa cum laude, presso l’Istituto di Spiritualità della Pontificia Facoltà Teologica “Teresianum” di Roma.
Dopo aver vissuto e operato ventidue anni nei Paesi Bassi e in Belgio, ha svolto per diciasette anni un servizio pastorale in Paraguay, nella parrocchia Virgen de las Mercedes di Tacuatí (diocesi di San Pedro Apóstol).
Attualmente vive e opera nella sede centrale della Comunità nella diocesi di Hasselt (Belgio).

 

 

 

 

SOLENNITÀ DELL’ASCENSIONE DEL SIGNORE

+ Dal Vangelo secondo Matteo 28, 16-20

Io sono con voi tutti i giorni

 

Ascensione

 

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

  

  

“Oggi il Signore ascende al cielo”. Siamo nella gioia: la vera Vite affida ai tralci il compito di portare frutto, purché restino uniti a Lui.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci riporta in Galilea, luogo della prima chiamata e della prima incomprensione. I discepoli avevano seguito Gesù senza riconoscerlo pienamente; ora, invece, lo contemplano come Figlio di Dio. La Galilea diventa il punto in cui la memoria si apre alla rivelazione.

Il Risorto li raduna su un monte: non solo un luogo geografico, ma il monte delle beatitudini, dove solo chi è povero può essere puro per vedere. Chi cerca di vivere le beatitudini riconosce il Risorto.

L’inizio del vangelo di Matteo presenta un nome, l’Emmanuele, che significa “Dio con noi”, e si chiude con una promessa: “Io sono con voi tutti i giorni”. L’inizio e la fine si toccano: ciò che era stato annunciato nell’Incarnazione si compie ora nella Risurrezione. Il Dio‑con‑noi non è un titolo poetico, ma la forma concreta della presenza del Risorto nella storia.

Ma non si resta sul monte. Il monte è il luogo della visione, non della permanenza. Il Risorto non chiede di costruire tende, come nella Trasfigurazione, non invita a trattenere la luce, ma invia. La missione nasce sempre da una discesa: si scende per raggiungere i fratelli, per entrare nelle strade, nelle case, nelle ferite del mondo.

Ed è nella missione che la promessa si compie: la presenza del Risorto rimane solo se la comunità è in cammino. Non è la staticità che custodisce la presenza, ma il movimento. Non è solo il ricordo che mantiene viva la fede, ma anche l’annuncio. Non è solo il monte, ma soprattutto la strada che rivela Cristo.

Così, mentre contempliamo il Risorto sul monte, ricordiamo che si vede davvero Gesù solo nella povertà del cuore; si incontra l’Emmanuele solo scendendo; si custodisce la sua presenza solo compiendo la missione.

L’Ascensione, che chiude la vita terrena di Gesù, segna l’inizio della missione della Chiesa. Finché Gesù rimane visibilmente con i suoi, i discepoli rischiano di restare eterni ascoltatori, affascinati ma immobili. Lui ha insegnato, cioè ha lasciato un segno, una forma di vita, una direzione. Ora quella strada non può più essere soltanto contemplata, ma va generosamente percorsa.

E anche noi siamo posti davanti alla stessa scelta. Possiamo restare sul monte, a custodire con nostalgia paralizzante emozioni e ricordi, oppure scendere per portare ciò che abbiamo ricevuto. La presenza del Risorto non si conserva trattenendola, ma si moltiplica donandola.

Che il Signore ci conceda di essere poveri quanto basta per riconoscere il suo passaggio, forti di quel coraggio che permette di seguirlo e liberi di quella libertà che lo lascia precederci, mentre noi, finalmente, avanziamo nelle sue orme luminose.

Sandro Puliani

 

 

 

VI DOMENICA DI PASQUA

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 14, 15-21

 Pregherò il Padre e vi darà un altro Paraclito

 Consolatore

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

 

 

“Vi ho dato il comandamento di amarvi a vicenda perché facciate a vicenda quello che io ho fatto a voi. Questo è l’amore nell’obbedire a queste parole e nell’accordarsi alla persona amata”. […] Che cosa vuol dire: “Pregherò il Padre?”. Con questo mostra che è giunto il tempo della venuta dello Spirito. Dopo che egli, con il suo sacrificio, ebbe purificato gli uomini, allora si ebbe l’effusione dello Spirito Santo.

Perché non discese prima, mentre Gesù era ancora con loro? Perché allora il sacrificio non era stato ancora consumato, ma quando il peccato fu annientato e i discepoli, mandati in mezzo a pericoli, si preparavano alla lotta, c’era bisogno che venisse chi poteva confortarli.

Perché lo Spirito non venne subito dopo la risurrezione? Perché essi, provando un più vivo desiderio, lo accogliessero con buone disposizioni. Finché Cristo era con loro, non erano nell’angoscia, ma una volta che egli se ne andò, rimasero privi di difesa, in preda di una grande paura e provarono un vivo desiderio di riceverlo.

“E resterà con voi”. Questo dimostra che non se ne andrà neppure alla fine del mondo. Ma perché sentendo parlare del Paraclito, non pensassero a una nuova incarnazione e non si aspettassero quindi di vederlo con gli occhi del corpo, precisa: “II mondo non può riceverlo perché non lo vede. Non starà dunque con voi come faccio io, ma abiterà nelle vostre stesse anime” (Gv 14, 17). Questo significa: “Starà in voi…”.

Dice: “Starà in voi”, ma neppure così riesce a disperdere il loro scoraggiamento. Cercavano ancora la sua presenza e la sua compagnia. Per guarire la loro tristezza dice: “Non vi lascerò orfani. Tornerò da voi” (Gv 14, 18). “Non temete; non vi ho detto che vi manderò un altro Paraclito perché vi avrei lasciati soli fino alla fine; non vi ho detto: ‘Resterà con voi’ nel senso che io non vi vedrò più. ‘Non vi lascerò orfani’”.

(San Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di Giovanni, omelia 75)