Il viaggio di Franco in Italia

 

Franco, che vive nel Centro Redemptor hominis di Mbalmayo, in Camerun, ha trascorso un periodo nella nostra Comunità in Italia. È stata l’occasione per rendere visita alle parrocchie della diocesi di Parma, dove è nato ed è cresciuto, e agli amici e ai gruppi che hanno sostenuto in questi anni le sue attività. Presentiamo la lettera di saluto che ha indirizzato loro, alla vigilia del suo rientro, e le testimonianze inviate da alcune delle persone incontrate.

 

Separador de poemas

 

Carissimi amici,

prima della mia partenza per Mbalmayo, desidero esprimere la mia riconoscenza per la bella accoglienza che mi avete riservato durante la mia permanenza in Italia, nelle visite ad alcune parrocchie della diocesi di Parma e a vari gruppi.

Grazie soprattutto per avermi permesso di sperimentare la gioia dell’incontro, dopo tanti anni in cui avete vissuto momenti difficili che, tuttavia, non sono riusciti a spezzare il vincolo di stima e di fiducia che ci lega da anni.

Il nostro conversare sull’impegno missionario, a cui ognuno di noi, in virtù del proprio Battesimo, è chiamato, ci ha fatto comprendere la necessità di approfondire ancor di più la nostra amicizia, condividendo nuove esperienze.

Proprio per questo non vi ho fatto proposte per realizzare opere caritative, ma ho cercato di sottolineare l’importanza di un approfondimento della fede: il trimestrale della nostra Comunità, “Missione Redemptor hominis”, può aiutare in questo senso, permettendovi di confrontarvi con il cammino compiuto da altre realtà, come la nostra che vive in terra di missione, sia in Camerun sia in Paraguay.

In un’epoca di grandi cambiamenti, di fronte ai quali riconosciamo di trovarci spesso impreparati, l’accentuazione sull’approfondimento della fede e della spiritualità missionaria è importante, perché ci rende più attenti a cogliere, nei rispettivi contesti, le sfide che provengono dalla storia, e a rispondervi alla luce del Vangelo.

Questa convinzione ci rende più umili e ci permette di camminare insieme, nell’ascolto reciproco. Ciò ci aiuta a scoprire, al di là di tante pesantezze, il bene presente nella storia: come una stella che brilla nella notte, esso sa indicarci la direzione da prendere.

In questo senso, porto con me in Africa storie piene di speranza.

Ricordo, ad esempio, l’incontro con una signora ghanese, in un paesino dove la convivenza fra italiani e immigrati non è per niente facile: si è avvicinata alla fine della Messa esprimendo la soddisfazione per avermi sentito parlare con rispetto ed entusiasmo del cammino di dignità intrapreso in Camerun da giovani e adulti, da noi accompagnati, che si impegnano nella formazione, nelle opere di carità e nelle associazioni di sviluppo. Aveva, in tal modo, intravisto la bellezza della fede che spezza le logiche di divisione e di disprezzo e permette di vivere nuovi rapporti di unità nella differenza. Ha trasmesso subito la sua gioia alle altre famiglie africane, presenti alla celebrazione, e anch’esse sono venute a salutarmi, esprimendomi la loro riconoscenza.

Come dimenticare, poi, la bella figura di quel sacerdote novantenne che, nonostante i dolori provocati da una grave malattia, continua a portare avanti il suo umile servizio senza lamentarsi dei cambiamenti profondi della società che toccano anche la vita ecclesiale, con susseguente calo di presenze alla Messa domenicale? Sa bene che non è la prima volta che la barca di Pietro si trova davanti a situazioni simili; sa anche che, alla fine della nostra vita, saremo tutti giudicati sull’amore; non si scoraggia, dunque, perché è sostenuto dal dialogo di amicizia con il Signore che gli dà la forza per affrontare l’indifferenza del mondo.

Sono piccoli esempi che esprimono la ricchezza degli incontri che ho avuto in questo periodo.

Come traspare anche dalle vostre testimonianze, i nostri incontri sono stati preziosi per tutti noi: ponendo attenzione al bene di cui ognuno è portatore ci hanno resi, infatti, più forti e più fiduciosi.

Siamo chiamati, ora, a continuare in questo dinamismo di comunione: oltre al contatto con me, che spero continui ancora, potete sempre contare sulla nostra Comunità presente a Sassuolo per l’approfondimento della vostra fede e del vostro impegno missionario.

Riprendiamo dunque con coraggio, insieme, il cammino della missione e rendiamo conto al mondo della speranza che è in noi.

 

Franco

 Separador de poemas

 

 

Francesco Bonacini, catechista di Scurano

La presenza tra noi a Scurano di Franco è stato un vero dono. Ci ha dato la possibilità di volgere lo sguardo ai nostri fratelli lontani. Mi ha molto colpito il racconto dell’esperienza vissuta dai giovani al Centro Redemptor hominis di Mbalmayo. Questi ragazzi, pur nella loro povertà, sono riusciti a trovare, attraverso l’impegno e il lavoro, il modo di esercitare la carità nei confronti di un loro fratello con gravi difficoltà motorie.

È un messaggio nuovo, perché troppo spesso gli aiuti inviati nei Paesi più poveri rischiano di creare una dipendenza dagli aiuti stessi che non favorisce il progresso. Quello a noi trasmesso da Franco, invece, è un messaggio di speranza che mette in luce la dignità e la responsabilità di ogni persona. Esso ci mostra come sia importante l’annuncio della Parola che, quando è accolta, approfondita e vissuta, cambia il cuore dell’uomo, rendendolo capace di compiere gesti belli e straordinari.

 
     

 

 

Thémistocles Ndayishimìye, vice parroco di Fornovo

La visita di Franco a Fornovo è stata l’occasione per manifestare l’universalità e la missionarietà della Chiesa. Tutti i fedeli, anche i più semplici, hanno colto questo messaggio vedendoci accanto alla Messa, lui italiano e missionario da quarant’anni in Camerun e io, ruandese e missionario in Italia.

Le persone hanno gioito per questa testimonianza, in particolare i membri delle famiglie originarie della Nigeria, del Burkina Faso, della Costa d’Avorio e del Ghana presenti alle celebrazioni. Erano soprattutto stupiti nel sentire che un italiano vive da tanti anni in Africa; nello stesso tempo, ne sono stati fieri, perché ciò mette in risalto l’accoglienza che i popoli africani sanno riservare a chi vuole loro bene.

 
     

 

 

Francesca Sotgiu, membro di “Spazio Mission” di Medesano

Franco torna a trovarci a Medesano; arriva con la sua valigia carica di entusiasmo e buonumore... e io mi chiedo il perché, visto che la realtà che lui sperimenta ogni giorno è di quelle crude... “Perché dunque?” Poi ci rifletto e lo capisco, aiutata anche da alcuni articoli che mi ha invitato a leggere. Mi racconta che, dopo aver trascorso più di trent’anni come parroco in Camerun, continua, al Centro Redemptor hominis di Mbalmayo, a vivere l’accoglienza dell’altro nella fede. Negli anni Franco ha incontrato moltissime persone, persone che sono diventate per lui amici, padri, madri, figli; persone che, camminando con lui, hanno trovato un’esistenza piena di dignità.

Non è solo altruismo; questo è il frutto di ciò che attecchisce dentro quando si intraprende il cammino della fede… Non credo sia semplice. Penso, infatti, che il miracolo sia l’essere aperti all’accoglienza dell’altro, diverso da noi. Nella vita possiamo affrontare tutto se dentro di noi abbiamo quell’illuminazione che ci permette di ricevere, ma soprattutto di dare, perché il dare è più prezioso di noi stessi e va oltre noi stessi.

Il gruppo “Spazio Mission”, di cui faccio parte, cerca di dare conforto e sostegno ai meno fortunati, vicini e lontani, tramite l’accoglienza e la solidarietà. La testimonianza di Franco è un esempio e uno stimolo a continuare a camminare insieme in questa direzione.

 
     

 

 

 

10/11/2024