Una sfida per i giovani

 

Il vento del consumismo soffia anche in Africa tra le giovani generazioni. Talvolta esse non dispongono del denaro sufficiente per la scuola, ma spendono per acquistare un telefono di ultima generazione o per seguire mode che danno loro l’impressione di appartenere alla comunità mondiale dei giovani.

Si è resa necessaria una formazione teorica e pratica su questo tema, affinché i giovani, soprattutto quelli che frequentano il nostro Centro di Mbalmayo, imparino a discernere i bisogni reali e a risparmiare per migliorare in modo duraturo il loro livello di vita.

 

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Senza risparmio non c’è sviluppo

Non è facile parlare di risparmio ai poveri che lottano ogni giorno per sopravvivere.

Non bisogna però generalizzare, pensando che i poveri siano soltanto consumatori incapaci di risparmiare.

Nella famiglia tradizionale sono generalmente le donne, le madri, che lavorano nei campi e al mercato per garantire il cibo ai figli e mandarli a scuola. Esse conservano i loro risparmi nelle associazioni di quartiere, per poi investirli in piccole attività remunerative, poiché le banche non concedono loro prestiti, riservati a chi può fornire garanzie di rimborso.

I giovani sembrano dimenticare questa realtà di sacrifici che pure conoscono e ascoltano poco chi fa loro la morale. Coltivano spesso sogni di cose che non sono alla loro portata, lasciando scorrere gli anni migliori senza risultati, nell’attesa che qualcuno finanzi i loro progetti.

Durante alcuni incontri educativi ho raccontato ai giovani ciò che ho sperimentato negli anni di lavoro pastorale in Africa: lo sviluppo comincia a livello del pensiero, nel cambiamento di mentalità, prima ancora di attendere investimenti esterni miracolosi. Questi, anche quando esistono, non sono decisivi.

Il denaro, se rimane nello stesso circuito di consumo e spreco, ad esempio grandi feste che lasciano poi le persone più povere e indebitate, non produce sviluppo. Senza risparmio e investimento si resta in una logica circolare di consumo.

Ricordavo loro che, dopo dieci anni di lavoro con dei contadini organizzati in cooperativa, nonostante i numerosi risultati e i miglioramenti nella vendita dei loro prodotti, uno studio sociologico volto a valutare l’impatto sociale dell’iniziativa mostrò che lo stile di vita dei contadini era cambiato di poco; non vi erano mutamenti significativi in quelli che si considerano i principali indicatori di sviluppo: la salute, l’istruzione, l’abitazione, ecc.

Certo, l’economia monetaria fatica a radicarsi nella mentalità tradizionale, dove permangono i riflessi di una cultura antica, derivata dalla vita nella foresta, che si manteneva di raccolta e di caccia, dove si poteva conservare poco e si consumava quasi tutto durante le grandi feste di villaggio.

Si sa, poi, in tutto il mondo i poveri sentono il bisogno di acquisire status symbols, oggetti che servono per sentirsi come i ricchi, attraverso spese di beni superflui.

Il compianto Arcivescovo di Yaoundé, Mons. Jean Zoa, in risposta a queste sfide culturali, aveva lanciato nelle sue predicazioni “le leggi del denaro”, che restano ancora attuali, impresse nella memoria dei fedeli e insegnate nel catechismo: far produrre con creatività le proprie risorse; saper discernere i bisogni reali; saper contare e calcolare bene; adattare le spese a ciò che si possiede realmente, senza spendere oltre le proprie possibilità.

Confrontarsi con giovani di altre culture

Esistono anche differenze significative tra le varie culture del Camerun, alcune delle quali possono ispirare un cambiamento. Ad esempio, nelle regioni dell’Ovest, alcune popolazioni privilegiano lo spirito di iniziativa economica della gioventù.Épargner dans la pauvreté 2

Abbiamo invitato, allora, alcuni giovani imprenditori provenienti da tali zone a una formazione dei ragazzi e giovani che frequentano il nostro Centro. Essi hanno raccontato che, dopo aver accumulato invano diversi diplomi universitari senza trovare lavoro, erano riusciti a creare una piccola impresa di produzione di cioccolato e marmellata partendo dall’investimento di poco denaro. Questo ha insegnato ai giovani del nostro Centro a uscire da una mentalità di attesa di aiuti provenienti dall’alto. Imparare, in queste occasioni, a trasformare alcuni prodotti di base facilmente accessibili, come il cacao e la frutta, è stata per loro una prima conquista.

Essendo di formazione cattolica, i giovani imprenditori dell’Ovest hanno parlato anche di economia di comunione, della necessità di destinare una piccola parte dei profitti ai più poveri, cosa che ha profondamente interpellato tutti: non si tratta soltanto di arricchirsi, ma di pensare anche agli altri.

Costituire una cassa per le loro attività di gruppo e una cassa di carità per i più poveri è stato il passo successivo, che ha permesso ai giovani che frequentano il nostro Centro di gustare la gioia di donare del frutto del proprio impegno e sacrificio.

Oggi, poco a poco, alcuni di essi cominciano a risparmiare per avviare piccole attività remunerative, a risparmiare per investire.

È una lezione che molti di loro mettono ormai in pratica anche nei primi passi della vita attiva e professionale.

La “capra di mia madre”, metafora del risparmio

Un libro letto e discusso insieme ha aiutato i giovani ad approfondire questo aspetto del risparmio e dell’investimento: La chèvre de ma mère. Le secret de la prospérité financière (La capra di mia madre. Il segreto della prosperità finanziaria) di Ricardo Kaniama, un autore della Repubblica Democratica del Congo.

Il libro racconta con efficacia le difficoltà dell’autore nel trovare un lavoro dopo gli studi universitari e l’attesa vana di ricevere un fondo per avviare un’attività.

Kaniama ricorda l’esperienza d’infanzia, quando suo padre, ricco proprietario di terre e bestiame, morì lasciando due vedove e diversi bambini. Secondo la tradizione del villaggio, la famiglia paterna prese possesso di tutti i suoi beni e diede soltanto una capra a ciascuna vedova.

Una delle madri rifiutò di uccidere l’unica capra per sfamare i figli, dicendo loro: “Se la uccidiamo, poi moriremo, perché non avremo più nulla”. Da quella capra riuscì allora a costituire un piccolo gregge che permise ai figli di vivere e studiare. L’altra vedova, invece, uccise la capra e rimase nella miseria.

L’autore comprese da questa esperienza che non si tratta di avere grandi fondi, ma di saper valorizzare il poco che si possiede. Il risparmio divenne il suo stile di vita e, in tre anni, riuscì a costituire un piccolo capitale, avviare un’attività e, col tempo, una vera impresa.

Un giovane, dopo la lettura, ha commentato:

“Questa storia è una potente metafora: la capra rappresenta il risparmio, ci insegna che, anche nella povertà, è possibile costruire qualcosa di duraturo se si ha pazienza, disciplina e visione”.

Risparmiare: un atto di resistenza e di apertura al futuro

Da questa riflessione è nato il desiderio di comunicarla ad altri e di invitare gli studenti di un collegio cittadino a un dibattito sul tema e sul libro stesso.

Durante la tavola rotonda, un giovane ha affermato: Home Épargner dans la pauvreté

“Noi giovani affrontiamo molte sfide: il desiderio di consumare è forte, le tentazioni sono ovunque e spesso crediamo che per riuscire nella vita serva molto denaro. Questo libro, invece, ci ricorda una verità essenziale: non è ciò che guadagni che ti rende ricco, ma ciò che sai conservare… Si tratta di risparmiare non solo per i nostri interessi personali, ma anche per i più poveri… Il risparmio è un atto di fede in sé stessi, nel proprio futuro. È un atto di resistenza di fronte alla precarietà”.

Alla fine dell’incontro, i giovani del collegio hanno deciso di creare anche loro una cassa comune, non solo per i bisogni immediati, ma pure per un’iniziativa a favore dei poveri.

È stata una giornata bella e intensa, che si è conclusa con la preghiera e i canti presso la grotta mariana.

I giovani hanno manifestato una profonda gioia e speranza nel futuro: hanno condiviso l’esperienza che la fede illumina la vita personale e sociale, indica il cammino del discernimento, del sacrificio e della solidarietà.

Antonietta Cipollini

 

 

 

26/07/2026