Opera di educazione e di amore del gruppo Caritas a Ypacaraí

 

Nella parrocchia Sagrado Corazón de Jesús di Ypacaraí il gruppo Caritas è attivo da molti anni, ovvero da quando, nel 2003, la parrocchia è stata affidata alla Comunità Redemptor hominis.

In questi anni, la Caritas parrocchiale, formata da un piccolo numero di persone che operano con grande generosità e sacrificio, è diventata un punto di riferimento per tutti i cittadini e si è affermato il concetto che la Caritas è il cuore della Chiesa, il centro di tutta la sua attività pastorale. Ad essa si rivolgono, da una parte, parrocchiani che segnalano persone o famiglie in crisi di risorse economiche e, dall’altra, chi vuole offrire donazioni allo scopo di aiutarle.

Molte persone sono state aiutate tramite il gruppo Caritas: persone veramente povere, senza nessun altro sostegno, sole e non pigre o senza voglia di lavorare. La Caritas non è chiamata ad aiutare coloro che possono lavorare e che sono in grado, quindi, di provvedere a se stessi.

Se la Caritas facesse questo, favorirebbe i fannulloni e i vagabondi che non vogliono assumersi le proprie responsabilità. Come dice san Paolo: “Chi non vuole lavorare, neppure mangi” (2Ts 3, 10).

La prima cosa che i membri del gruppo Caritas fanno, infatti, è quella di prendere contatto diretto con le situazioni dei casi segnalati. Vanno nelle case, ascoltano la storia di ognuno, verificano se quella povertà è il risultato di un’ingiustizia o dell’abbandono da parte di chi aveva il dovere di prendersi cura di quelle persone o della mancata assegnazione di un sussidio da parte di istituzioni inadempienti o per diversi altri motivi. I membri del gruppo ascoltano anche il parere dei coordinatori delle capillas, i quali conoscono bene le situazioni e sanno chi veramente ha bisogno di ricevere un sostegno umano ed economico.

Sono molti, di fatto, coloro che sono stati abbandonati: soprattutto genitori anziani dai loro figli e madri nubili dai loro compagni.

Per questo, la Caritas deve analizzare bene le situazioni, facendo la differenza tra un povero che veramente è privo di qualsiasi appoggio e un altro i cui familiari non vogliono assumersi le proprie responsabilità. In questo caso, deve sollecitarli a farlo.

Il classico caso è quello delle madri nubili che, abbandonate dal padre dei loro figli, ricorrono al gruppo Caritas per chiedere generi alimentari o medicine. Naturalmente, con molta carità e rispetto, le si ascolta e si domanda del padre dei loro figli. L’orientamento è quello di accompagnarle e sostenerle, affinché abbiano il coraggio di salvaguardare i diritti dei loro figli, esigendo che il padre adempia il proprio dovere di riconoscerli e mantenerli. Diritti riconosciuti dalla legge del Paraguay, che obbliga il padre biologico a destinare un assegno mensile per il sostentamento dei propri figli.

Chi non ha esperito ogni possibile tentativo di vedere riconosciuti i propri diritti, non viene assistito, altrimenti la Caritas tradirebbe la fiducia di coloro che hanno offerto contributi in denaro, molte volte privandosi del necessario, come la vedova del Vangelo, che aveva versato il suo obolo, sebbene fosse molto povera.

Una cosa è essere poveri e un’altra è essere miserabili.

“La miseria – come scrive Papa Francesco – non coincide con la povertà: la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza”.

Per questo, l’azione caritativa della Caritas si accompagna all’impegno di educare e fa appello alle istituzioni pubbliche preposte all’attuazione delle leggi e dei regolamenti finalizzati ad analizzare le cause degli stati di necessità e a far rispettare le norme per garantire i diritti dei più deboli.

Sempre vogliamo operare, come Caritas, secondo la legge.

È molto doloroso, a volte, dover rifiutare alcune richieste di sostegno, sebbene vengano date le adeguate spiegazioni relative al caso, però è l’unica maniera per porre fine a una malintesa bontà che favorisce e fa crescere nelle persone l’inerzia e l’assuefazione a dipendere sempre dagli altri, rimanendo irresponsabili di fronte ai propri doveri e diritti.

Per il suo lavoro effettuato nel corso di questi anni e per il modo in cui lo svolge, la Caritas si è guadagnata la stima di molti parrocchiani che la sostengono con le loro donazioni, grandi o piccole che siano.

Tra le altre cose si è affermata, nella nostra parrocchia, la consuetudine di offrire un cesto di generi alimentari non deperibili durante le celebrazioni eucaristiche, in occasione di avvenimenti importanti, come la conclusione della catechesi, le Prime Comunioni, il termine dell’anno scolastico, in alcune scuole, o gli anniversari di nascita o di matrimonio. Il gruppo Caritas li consegna, poi, alle persone che ne necessitano. Infatti, quando nella Chiesa si festeggia una ricorrenza, non dobbiamo dimenticarci dei più poveri.

È molto emozionante vedere la gioia riflessa sui volti dei bambini quando portano all’altare la loro offerta: si sentono utili e questo può essere un momento favorevole in cui la generosità si radichi nel loro cuore. Ancor più commovente è quando alcuni bambini tirano fuori dal loro salvadanaio i propri risparmi. Vanno elogiati quei genitori che, pur nella loro povertà economica, molte volte hanno nel cuore una grande generosità verso gli altri e trasmettono ai loro figli, sin da piccoli, l’attitudine a condividere quello che possiedono e non soltanto quello che è considerato superfluo.

Agendo in questa maniera, il gruppo Caritas, per tutta la parrocchia, si è trasformato in un segno di come l’amore cristiano debba essere correttamente compreso. Per mezzo del suo operare, ricorda a tutti i cristiani che, senza l’amore, nulla di quello che si fa nella Chiesa ha significato.

Un segno, però, è solo un segno. Il gruppo Caritas non pretende di sostituirsi alle Istituzioni pubbliche nella lotta contro la povertà estrema e non ha l’ambizione di risolvere tutti i problemi che ne derivano.

Per questo, la nostra Caritas parrocchiale opera sempre sviluppando un lavoro continuo e metodico, accompagnato anche da uno sforzo educativo nei confronti di alcune decine di famiglie di Ypacaraí. Quest’aiuto, svolto nell’arco di tutto l’anno, è ideato e attuato tenendo presenti le reali possibilità di intervento della parrocchia e il numero dei più bisognosi che si presentano per esporre i loro problemi.

Per quanto grande sia il nostro desiderio di poter raggiungere e aiutare il maggior numero possibile di persone, i risultati del nostro operare saranno sempre limitati, rispetto alle necessità. Per questo il gruppo Caritas non si stanca di richiamare tutti a porsi al servizio dei più poveri, affinché nessuno si senta abbandonato.

Quest’invito lo rinnoviamo, più convinti che mai, proprio nelle attuali circostanze che ci mettono a confronto con la pandemia del Coronavirus.

La Caritas continua, oggi, il suo impegno secondo i suoi principi e i suoi metodi.

I poveri che aiutiamo, coloro che regolarmente visitiamo nelle loro case, hanno volti concreti e sono nostri amici. Le nostre non sono semplicemente mani tese in un gesto che può risultare anche umiliante, per chi magari ha atteso, nell’anonimato, in fila sotto il sole aspettando il suo momento per ricevere l’aiuto sperato.

Non organizziamo mense popolari o distribuzione massiccia di viveri. Se lo facessimo, entreremmo in un ambito che non corrisponde alla natura del gruppo Caritas.

Anche in questo tempo di pandemia la Caritas, con la sua presenza operosa, continua a essere il cuore della parrocchia, sostenendo quelle famiglie che, oggi più che mai, vedono aggravato il loro disagio da questa situazione.

Mary Beatriz Portillo

 

 

 

23/09/2020