Paliano “adotta” un missionario

Prima parte

 

Dare e ricevere

La formazione missionaria era centrale per la parrocchia, era l’elemento cardine della pastorale ordinaria. Gli incontri che facevo quando tornavo a Paliano, sono stati le occasioni per informarvi sulla missione e formarvi a essa. “Cooperare alla missione vuol dire non solo dare, ma anche saper ricevere”[1].

L’impegno che avete mantenuto per tutti questi anni ha rappresentato una catena di solidarietà, di amicizia, di amore leale, non di assistenzialismo paternalista che dispensa l’altro dalle sue responsabilità. Non si trattava di esaudire una richiesta di aiuti finanziari per costruire opere in supplenza dello Stato.

L’aiuto ai poveri, la promozione dello sviluppo, la difesa dei diritti umani, che anche ci sono stati, erano il segno di un amore che non consisteva nel prendere il posto dell’altro e mantenerlo in uno stato di inferiorità e dipendenza, ma nel renderlo capace di dare una risposta, di diventare soggetto cosciente e responsabile della propria vita, di riscoprire la propria libertà.

In Camerun, dopo aver effettuato la plantatio ecclesiae, con la fondazione di una nuova parrocchia, con la costruzione della chiesa e del presbiterio, c’è stato un processo progressivo di presa in carico della Chiesa da parte del clero locale, con l’obiettivo di raggiungere l’autogestione e successivamente l’autofinanziamento: obiettivo che resta ancora lontano.

Cari amici di Paliano,

vi ho scritto affinché questa vostra esperienza non vada perduta. È una ricchezza e una fede che dovete comunicare ai vostri figli, alla futura generazione.

La trasmissione della fede non accade automaticamente. La fede cresce solo se la si dona.

“Annunciare il Signore è testimoniare la gioia di conoscerlo, è aiutare a vivere la bellezza di incontrarlo. Dio non è la risposta a una curiosità intellettuale o a un impegno della volontà, ma un’esperienza di amore, chiamata a diventare una storia di amore. Perché – vale anzitutto per noi – una volta incontrato il Dio vivo, bisogna cercarlo ancora. Il mistero di Dio non si esaurisce mai, è immenso come il suo amore”[2].

Achille Romani 

 

Da Paliano al Camerun

Alcune testimonianze

 

Don Franco Proietto: Quando don Achille venne a salutarci, prima di partire per l’Africa, vidi subito l’importanza che la parrocchia si impegnasse per sostenerlo. Sono quegli atti concreti che ci permettono di comunicare il messaggio cristiano di salvezza. Per la parrocchia la dimensione missionaria è fondamentale. La Chiesa è per sua natura missionaria e la fede muore se non si apre a una dimensione universale. L’impegno preso e mantenuto, di sostenere don Achille, ci ha dato la possibilità di mantenere vivo questo discorso, di uscire dal chiuso del nostro piccolo mondo, di conoscere e farci carico dei problemi di una Chiesa sorella, alla quale abbiamo donato e dalla quale abbiamo imparato anche molto. Abbiamo sostenuto don Achille perché se il missionario non ha i mezzi per curarsi, per star bene in salute, per essere autosufficiente non può vivere in missione e aiutare gli altri. Il confronto tra la nostra vita agiata e la vita che si conduce nelle missioni in Africa è stato salutare e ci ha aiutato a ridimensionare e relativizzare molti problemi. Il nostro piccolo contributo ci ha resi compartecipi degli sforzi e delle attività della missione, che abbiamo seguito attraverso l’informazione che don Achille non ci ha fatto mai mancare.

Riccardo Appetito: Tiziana, mia moglie, ed io abbiamo sempre creduto che le nostre donazioni arrivassero dove c’era più bisogno e abbiamo contribuito, in piccola parte, alle attività della missione di don Achille. Pensiamo che la cosa principale, alla base di tutto, sia il concetto di disponibilità verso il prossimo e siamo certi che il suo è stato un impegno in prima linea. Un impegno missionario della Chiesa non privo di rischi, di problemi, di ostacoli. Con la sua parola, con la sua semplicità, con il suo tono pacato nel raccontare le sue esperienze, nei pochi momenti in cui abbiamo potuto stare insieme, ci ha rafforzato nel nostro cammino cristiano. Siamo felici di averlo conosciuto e grati per tutto quello che ci ha insegnato.

Stefano e Antonella Pacciani: Per noi è stata un’iniziativa molto sentita, che ci ha permesso di stare vicino a don Achille, nonostante le migliaia di chilometri che ci separavano, coinvolgendoci nelle sue attività presso la missione. Per tutti questi anni don Achille ci ha tenuti informati sui grossi problemi che ha dovuto via via affrontare, scrivendoci delle belle lettere, a partire dalla situazione che aveva trovato. Ogni tanto don Achille tornava a Paliano per incontrarci, per raccontarci di persona la sua missione, che è diventata anche la nostra missione, alla quale ci siamo sempre più affezionati. È stata per noi un’esperienza molto sentita, che ci ha permesso non solo di mettere in pratica il Vangelo riguardo all’amore per il prossimo, ma di fare qualcosa di concreto aiutando materialmente tante persone attraverso don Achille e sentendoci felici di farlo. I suoi racconti ci hanno fatto riflettere sul significato stesso della vita, su situazioni e aspetti molto diversi da quelli della nostra quotidianità e della nostra vita agiata.

Mario Romani: Ho conosciuto don Achille in una riunione organizzata da don Franco. Era il momento in cui, in parrocchia, si stava pianificando il programma delle adozioni a distanza di bambini di un Paese dell’Africa. Parlò del lavoro che svolgeva in quel periodo nella nuova parrocchia di Mbangassina. Fu deciso che alcune famiglie avrebbero aiutato don Achille nella sua attività missionaria. Mi fu chiesto di coordinare l’attuazione pratica del progetto, cui mi dedicai di buon grado. Per i seguenti lunghi anni don Achille è stato vicino alla nostra comunità parrocchiale sia con frequenti relazioni sulla sua attività missionaria sia partecipando ad incontri durante le sue visite in Italia. La speranza che i suoi sacrifici generassero frutti si è sicuramente realizzata.

(A cura di Achille Romani)

 

 

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[1] Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Redemptoris missio, 85.

[2] Papa Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (21 settembre 2019).

 

 

 

26/11/2021