Da diversi anni, durante l’estate, noi della Comunità Redemptor hominis ci rechiamo nelle parrocchie delle colline reggiane e
modenesi per diffondere il nostro giornale “Missione Redemptor hominis”.
Le parrocchie che ci accolgono con maggiore frequenza, per citarne alcune, sono quelle di Baiso, Carpineti, Ligonchio, Toano, Viano, Villa Minozzo, nell’Appennino reggiano; Montefiorino, Frassinoro, Fanano, Fiumalbo, Palagano, Pavullo, Serramazzoni e Zocca, nell’Appennino modenese.
L’estate porta con sé un movimento particolare: molte persone si trasferiscono in questi luoghi per un tempo di ristoro, altri vi rimangono per l’intera stagione. Le parrocchie di collina si popolano così di una presenza più numerosa e variegata. Accanto ai residenti incontriamo famiglie e singoli provenienti da diverse regioni italiane: un popolo in cammino che porta con sé attese e desiderio di luce. In questo contesto, la proposta del nostro giornale assume un valore particolare.
Ritrovare la profondità contro la cultura della fretta
Viviamo immersi in una cultura della fretta, dove tutto deve essere rapido: leggere, informarsi, comunicare. La lettura cartacea è percepita come un’abitudine superata, quasi un lusso d’altri tempi. Ci si sente in corsa per non perdere l’ultima notizia, e così si preferisce scorrere una frase o una notifica che offre un’informazione immediata, ma non un contenuto che nutra l’interiorità. La velocità diventa criterio assoluto e ciò che richiede tempo viene accantonato, anche quando potrebbe aprire alla profondità e alla riflessione.
In questo ritmo accelerato, invitiamo a fermarsi e a prendersi il tempo necessario perché la Parola possa scendere in profondità.
La missione non è mai un gesto rapido: è relazione, ascolto, cammino condiviso. Come ricordano i Padri della Chiesa, la parola di Dio richiede l’ospitalità del cuore, e l’ospitalità richiede tempo. Cassiano ricorda che la crescita spirituale è “un avanzare lento e continuo”[1] e che bisogna “procedere con misura e senza precipitazione”[2], perché la verità si accoglie passo dopo passo.
Il Santo Padre Leone XIV, nella Sessione Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione del 28 maggio scorso, ha ricordato che nei Paesi dell’Occidente la crisi della fede ha generato una diffusa indifferenza religiosa. La fede appare a molti come non più rilevante; le grandi domande dell’esistenza rimangono inevase, mentre si diffonde una cultura tecnologica che pretende di rispondere a ogni esigenza. In questo scenario, la missione deve offrire spazi di profondità, di ascolto, di incontro
reale.
Tutta la Chiesa è missionaria
Il tempo estivo, per molti, è tempo di riposo e rigenerazione. Proprio per questo può diventare un’occasione favorevole per tornare ai fondamenti della vita spirituale.
“Missione Redemptor hominis” vuole essere un piccolo strumento per accompagnare in questo processo: non un semplice giornale, ma un compagno di viaggio che aiuta a riflettere e a guardare oltre l’immediato.
Molte persone ci confidano di trovare nel giornale un sostegno e una luce. E questo dono lo riceviamo anche noi dalla semplicità e dalla fede, spesso silenziosa, di chi incontriamo. La missione della Chiesa è sempre reciproca: si annuncia e si riceve, si accoglie e si dona. Come ricorda il Concilio Vaticano II, tutta la Chiesa è missionaria (cfr. Ad gentes, 2.35), perché vive della gioia di condividere il Vangelo.
Continuiamo così, anche quest’estate, il nostro cammino nelle parrocchie di collina. Con un mezzo semplice, forse poco alla moda, ma capace di raggiungere il cuore di chi sa ancora fermarsi e lasciarsi toccare dalla Buona Notizia.
La missione non è, dunque, un gesto rapido: è un incontro che richiede tempo. E il tempo donato alla Parola non è mai tempo perduto.
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[1] Cassiano, Conferenze, 1, 23.
[2] Cassiano, Conferenze, 2, 10.
01/08/2026