In uno studio che feci sulle pubblicazioni di Emilio Grasso osservavo che “i suoi scritti non sono scritti sistematici. Essi, infatti, hanno un carattere frammentario, come di tanti frammenti è costituita la teologia che ne emerge”[1].

Ho ritrovato questa “teologia del frammento”, così particolare e caratteristica della spiritualitàhome Ripartire da Patamino di Emilio, anche leggendo il presente volume, l’ottavo dell’Autore nella Collana “Missione e Chiesa locale” delle edizioni EMI.

Gli articoli che vi sono raccolti sembrano, a un primo approccio, non avere legami tra loro. Essi sono stati scritti in momenti diversi, per circostanze differenti, non determinati da una scelta intellettuale, ma da un insieme di incontri e di avvenimenti.

Eppure una profonda unità emerge da queste pagine: l’attenzione al volto concreto, ai tanti frammenti di umanità, nascosti e abbandonati, incontrati nel pellegrinare dell’Autore per il mondo. In questo senso parliamo di “teologia del frammento”: come in ogni ostia si fa presente tutto il Corpo del Signore, così Esso è presente in ogni pur piccolo frammento. Analogicamente, ogni piccola parte dell’umanità, anche la più disprezzata che nulla conta agli occhi del mondo, vale il Corpo e il Sangue che una Persona della Trinità Divina sparse per tutti gli uomini.

Da qui il profondo amore per il più povero, ma non il povero in astratto o le masse di poveri che pullulano nei paesi del Sud del mondo, che è facile dire di amare, ma il povero che l’Autore ha conosciuto e incontrato, con un volto e un nome preciso, a cui ha donato la sua attenzione e il suo impegno.

È magistrale quanto scrive nell’articolo Ripartire da Patamino:

“In Borgata Patamino era la via alla Verità. Patamino era il Giudizio. Patamino il Cammino che Dio m’indicava. Patamino era la Storia… La parola o è carne e sangue o non è. Se la missione della Chiesa non incontra il Singolo, Unico, Irrepetibile nella sua carne e nel suo sangue, e non in maniera virtuale o astrattamente preso come folla, la Chiesa dimentica quella Singolarità Unica e Irrepetibile in cui è presente tutta l’universalità, tutta la divinità”.

Ci sembra questa una chiave per poter comprendere le pagine di questo libro da cui traspare una fede che sa guardare oltre il contingente, che non si rinchiude nelle proprie sicurezze, ma si interroga e interpella, ragiona e scuote per arrivare a congiungere in un unico abbraccio il cuore dell’uomo e il cuore di Dio.

Ormai, quasi come uno slogan, si ripete nelle chiese e in ogni ambiente cristiano che “la Chiesa è per sua natura missionaria”, come afferma il decreto conciliare Ad gentes. Raramente, però, ci si ferma a comprendere che cosa quest’importantissima affermazione voglia dire e quali conseguenze comporti. La missione non è qualcosa di esterno, aggiunto alla natura della Chiesa, ma è parte integrante dell’essere Chiesa. Ciò è vero non solo per la Chiesa universale, ma anche per ogni Chiesa locale, anche per la Chiesa che si trova nell’angolo più remoto del mondo.

La missione, dunque, non è un incarico speciale affidato a un gruppo particolare di persone, religiosi o missionari, ma è responsabilità di ogni membro della Chiesa, di ogni credente in Gesù Cristo.

“La missione – come dichiara Giovanni Paolo II nella Redemptoris missio – è un problema di fede, è l’indice esatto della nostra fede in Cristo e nel suo amore per noi” (n. 11).

Questo richiamo alla missione, all’annunzio di Gesù unico Salvatore, Gesù che si è fatto povero e si è identificato con i più deboli, è l’invito costante che Emilio rivolge a tutti in questo libro. Possiamo affermare, dunque, che la missione è un’altra chiave di lettura degli articoli qui raccolti.

Le riflessioni che si susseguono possono aiutare ogni singolo cristiano e le comunità cristiane a riflettere sul proprio impegno missionario nella Chiesa. Infatti l’Autore, nel suo stile diretto, semplice e allo stesso tempo documentato, richiama costantemente tutti al nucleo della radicalità evangelica: seguire quel Volto che sulle strade del mondo ci fece un giorno battere il cuore. È quest’incontro che potrà aprire le nuove vie della missione, che dilaterà il nostro amore fino a non escludere nessuno e che da concreto e terreno diventerà sempre più universale ed eterno.

Gli articoli di questo libro toccano temi ed eventi che hanno accompagnato e accompagnano la nostra vita quotidiana. Infatti, l’annuncio del Vangelo viene fatto all’uomo concreto, a colui che si incontra in questo tempo, con la sua corporeità, con il suo volto, con il suo nome. Questa fisicità della persona diventa un terreno di comunicazione in cui Dio stesso si rivela perché, con la venuta del Cristo, non incontriamo più l’eterno fuori del tempo, Dio fuori dell’uomo. Per questo la fede deve essere rivolta al mondo, all’uomo che vive in qualsiasi situazione, perché il Vangelo è in funzione della salvezza di tutti gli uomini. È fondamentale, allora, conoscere la cultura del proprio tempo se si vuol inculturare il messaggio cristiano.

Ci appare molto importante, dunque, questa capacità di Emilio di cogliere, nei più svariati avvenimenti della vita di ogni giorno, un’interpellazione ad annunziare la parola di Dio.

Egli affronta, così, una lettura degli avvenimenti terroristici dell’11 marzo 2004 a Madrid. Con grande acutezza, poi, l’Autore tratta il tema del rapporto tra fede e politica, e, poste tutte le distinzioni, spiega cosa voglia dire per un cattolico impegnarsi in una certa azione politica, che è l’incarnazione nel tempo di valori che di per sé trascendono sempre ogni possibile realizzazione. In quest’azione ognuno deve compromettere solo se stesso e non la Chiesa. La Chiesa è testimone dell’assoluto, è comunità profetica che guida la storia, è annuncio di un Regno che già è in mezzo a noi eppure ancora deve venire.

Se, come abbiamo detto, la missione è l’indice esatto della nostra fede, allora è bene interrogarsi anche su quale sia il primato della missione. Analizzando l’espressione Duc in altum! presente nella Novo millennio ineunte, scorgiamo che l’invito non è solo ad andare verso il largo, ma anche ad andare in profondità, ove può penetrare solo la parola di Dio. Questa parola può svelarsi e fare nuove tutte le cose, solo se la libertà dell’uomo l’accoglie, dando ad essa il primato su tutto il resto.

Ciò è valido per tutti i cristiani, ma in particolare per i religiosi che, come Emilio sottolinea in un’intervista a lui fatta e riprodotta nel libro, devono dare testimonianza di un modo di vita differente che anticipa il regno di Dio. La possibilità di avanzare al largo si concretizza nell’atteggiamento quotidiano di disponibilità a progredire nella propria fede, a essere fedeli al proprio carisma e soprattutto a dare la priorità alla persona sulle strutture. Le comunità religiose sono anche chiamate a essere profetiche, a liberare la parola, a parlare con verità, a giudicare gli eventi.

Ma le sfide che l’evangelizzazione pone interpellano ogni cristiano. Ed allora, ci si interroga su come annunziare il messaggio evangelico laddove si costruisce un mondo senza parola e senza senso. Il messaggio cristiano non è assimilabile senza un passaggio che richiede passione e morte; in una cultura che tende ad allontanare e anestetizzare la sofferenza e la morte, come far accogliere un messaggio il cui nucleo ineludibile è la croce come morte liberamente accettata, un amore che arriva in piena libertà alle estreme conseguenze del suo donarsi?

Sono solo alcuni interrogativi che emergono dalla complessa realtà odierna, ai quali siamo chiamati a dare risposte. Mentre assistiamo al tentativo di eliminare sofferenza e morte, nello stesso tempo siamo testimoni di come il secolo appena trascorso e anche quello appena iniziato siano costellati di tanti terribili crimini contro l’umanità. Di fronte a reati che hanno sparso sangue e lasciato ferite aperte, sorge un dibattito sul come creare le condizioni affinché quello che è avvenuto non si ripeta più. Significativa è la riflessione dell’Autore sul senso della parola “perdono” che non definisce un termine, bensì una relazione. Il perdono immette nel corso del tempo storico le energie del regno di Dio e ridona la possibilità all’uomo perdonato di ricominciare e di non peccare più.

Global o no-global è un altro tema presente nel libro e che vuol far comprendere che il cristiano non è chiamato a parlare per slogan o a gridare contro un mondo che uccide i poveri, se prima non è capace di mettere in discussione se stesso.

L’invito che ritorna costantemente è di partire da un volto concreto. Per Emilio, all’inizio della sua avventura apostolica, fu il volto di Patamino, contro tutti coloro che continuavano a pensare alle masse, alla Folla, alla Rivoluzione, fosse anche a una rivoluzione cristiana. È nella singolarità della persona concreta che troviamo una vera e propria parusìa di Cristo e, perciò, la missione.

Eppure, oggi, si constata come sia entrato nel regno dell’oblio il senso proprio della missione. La missione deve risalire al suo principio, ritornare alla sua origine, ricongiungersi alla sua fonte, attingere sempre da essa l’energia per rifluire di nuovo. E questo principio è l’amore. Per noi credenti questo amore ha nome, volto, carne e sangue. La responsabilità di chi annunzia sta nel proclamare il Vangelo della Verità e non quello della tranquillità e della soluzione di ogni conflitto. La pace che Dio dà non è la pace che dà il mondo, ma l’assunzione, al livello più alto dell’amore, d’ogni conflitto nella verità senza ombre.

Il libro si chiude con l’omelia proclamata nella Cattedrale di Asunción, in Paraguay, in occasione del 24° anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II. Emilio, partendo dalle situazioni di povertà viste nelle carceri del Paraguay, riprende alcuni discorsi rivolti dal Papa ai giovani dell’America Latina, da cui emerge il coraggio di denunciare i sistemi di oppressione contro gli uomini e i giovani in particolare. Il richiamo è forte e valido per tutti: non si gioca con il volto oppresso e crocifisso degli uomini, vera carne e vero sangue di Dio nella storia.

Abbiamo solo accennato ad alcune tematiche che emergono da queste pagine che richiedono apertura e ascolto. La fede cristiana, infatti, ha bisogno di essere alimentata, approfondita e compresa per poter così diventare, in qualche maniera, una nuova cultura capace di cogliere le sfide del nostro tempo e di valutarle alla luce del Vangelo. Esse impegnano il credente nella costruzione del regno di Dio, che è regno di pace e di giustizia, di amore e di verità.

In un mondo che invita al conformismo, questo libro fa riscoprire il gusto di essere cristiani, di non aver paura di proclamare lo scandalo e la stoltezza del Cristo crocifisso, debolezza di Dio che è più forte degli uomini. Solo la convinzione, il vigore e la passione che nascono dall’amore a Cristo possono portare a cambiare noi stessi prima e il mondo che ci circonda poi.

Maria Grazia Furlanetto

 

 

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[1] M.G. Furlanetto, Sulle strade del mondo è il volto che ci guida. Elementi antropologici di una spiritualità missionaria nelle opere di Emilio Grasso, Centre d’Études Redemptor hominis - Editrice Missionaria Italiana, Mbalmayo - Bologna 2000, 11.

 

 

Emilio Grasso, Ripartire da Patamino. Dalla folla alla persona nel Nord e nel Sud del mondo, EMI, Bologna 2004, 96 pp.

 

 

INDICE

 

 

Abbreviazioni
 6
Premessa di Maria Grazia Furlanetto  7
Madrid: 11 marzo 2004 13
"Duc in Altum!". Le due dimensioni della missione nel terzo millennio 19

Il rapporto fede e politica alla luce di Redemptoris missio 58

27

Il coraggio di andare al largo! Sfide per le comunità
religiose in Africa
41

La sofferenza censurata 

51

Futuro e perdono. Per una testimonianza profetica delle comunità cristiane 


59

Global o no-global?

67

Ripartire da Patamino

71

Al supermercato delle pillole della felicità

77

Missione: Mistero del Natale. Mistero dell’amore

81

Il coraggio di proclamare il sogno dei giovani e dei poveri.  
Omelia per il 24° anniversario dell’elezione di
Giovanni Paolo II

85