XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
+ Dal Vangelo secondo Matteo 13, 24-30
“Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: “Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: ‘Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?’. Ed egli rispose loro: ‘Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?’. ‘No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”.

Quando Gesù insegnava, i giudei attendevano il Messia che avrebbe restaurato il regno d’Israele: un re potente, capace di ricostruire ciò che era andato perduto ed estirpare definitivamente il male dalla terra. Questa era la loro attesa nella storia.
Nella parabola del grano e della zizzania Gesù parla invece di un altro regno, il regno di Dio, che non si impone con la forza e non elimina subito il male. Il male sarà tolto, sì, ma alla fine, quando Dio stesso, l’unico che conosce fino in fondo il cuore dell’uomo, compirà il suo giudizio.
Matteo, a differenza degli altri evangelisti che parlano di “Regno di Dio”, scrivendo per lettori di origine ebraica adotta la formula “Regno dei cieli”, conforme alla sensibilità giudaica che preferiva evitare di pronunciare direttamente il nome di Dio per rispetto.
Gesù paragona il Regno a un uomo, non a una situazione o a un tipo di società. Quest’uomo ha seminato del buon seme nel suo campo. Così l’agire di Dio nella vita dell’uomo è sempre buono, sempre orientato alla crescita e alla comunione.
Ma nel campo, di notte, entra un nemico che semina la zizzania e se ne va. Il male opera nelle tenebre, quando non si vede: non solo per la sua furtività, ma perché trova l’uomo addormentato e privo di vigilanza.
Quando la zizzania appare, tutti sono confusi. Solo il padrone riconosce ciò che è accaduto: “Un nemico ha fatto questo!” (Mt 13, 28). Là dove noi vediamo mescolanza e disordine, il suo sguardo discerne con chiarezza. I servi vorrebbero intervenire subito, ma il padrone ordina di attendere: il Regno ha un ritmo che non coincide con la nostra impazienza. Solo Dio conosce il momento in cui separare senza perdere il bene.
L’uomo, quando giudica, non vede fino in fondo: vorrebbe fare giustizia subito, secondo i propri criteri, ma nella fretta di eliminare ciò che giudica come male rischia di sopprimere anche il bene.
Un altro punto che emerge dalla parabola è la responsabilità che ciascuno porta davanti a Dio. Il grano, se smette di nutrirsi della Parola, può indebolirsi e lasciarsi soffocare, fino a somigliare a ciò che lo circonda. Il cuore che non vigila finisce per lasciarsi modellare dalle erbacce che lo assediano.
Per questo Gesù invita a rimanere saldi, a non cedere alla gelosia, all’invidia, alla cattiveria che il nemico semina nel campo della vita, e a tutto ciò che può insinuarsi nel cuore. La fedeltà è un ascolto quotidiano che diventa obbedienza.
Così, mentre il mondo attende soluzioni immediate, il Signore costruisce il suo Regno nel cuore di chi ascolta e persevera. Un Regno che Gesù paragona a un uomo, perché nasce da una Persona, Dio, e conduce alla comunione con Lui.