Incontro con Paulin Sebastien Poucouta

 

Abbiamo incontrato P. Paulin Poucouta a Lovanio, in Belgio, durante un Colloquio tenutosi dal 19 al 21 novembre scorso, sul tema “Mission hier, aujourd’hui et demain. Cent ans après Maximum Illud” (La Missione, ieri, oggi e domani. Cento anni dalla Maximum Illud”).
Il Colloquio era organizzato da “Missio”, organismo belga delle Pontificie Opere Missionarie, in particolare da P. Michel Coppin, in collaborazione con la Facoltà di Teologia di Lovanio. Una delle tre giornate è stata realizzata a Louvain-la-Neuve.
Vi è stata, innanzitutto, un’attenzione alla storia della missione, in occasione della celebrazione dell’anniversario dell’enciclica Maximum Illud di Benedetto XV. Il secondo giorno, vi è stata poi una panoramica problematica della missione in Africa, in Asia e in America. L’attenzione dell’ultimo giorno era focalizzata, infine, sulle difficoltà della missione in Belgio.
Fra i numerosi partecipanti a questo Colloquio, vi era, in occasione di un suo viaggio in Europa, anche il Vescovo di Mbalmayo, Mons. Joseph-Marie Ndi-Okalla, già professore di missiologia. Presente era anche Mons. Patrick Hoogmartens, il Vescovo di Hasselt, la diocesi nella quale opera la nostra Comunità in Belgio.
La diversità di personalità e di approccio della missione è stata molto arricchente per un ascolto e uno scambio delle gioie ed anche delle preoccupazioni della Chiesa universale.
Fra coloro che intervenivano al Colloquio, vi era anche P. Paulin Poucouta. Avevamo visto l’ultima volta P. Poucouta all'Université Catholique d’Afrique Centrale (UCAC), in occasione dell’omaggio accademico di saluto che gli è stato riservato dalla Facoltà di Teologia per il suo ritiro dall’insegnamento, alcuni mesi fa, a Yaoundé.
Al Colloquio di Lovanio, dove ci siamo ritrovati, egli è intervenuto su “La missione nella Bibbia”, tema che ha suscitato grande interesse fra i partecipanti. Da questa occasione è nato lo scambio che vi proponiamo. Esso ci ricorda che la Missione è testimonianza del Signore Risorto e che la sua Parola è luce sui nostri passi, anche in tempi di tempesta e fragilità ecclesiale.

 

  • Lei è professore emerito dell’Università Cattolica d’Africa Centrale di Yaoundé. Durante alcuni decenni ha formato i giovani seminaristi alla conoscenza approfondita della Bibbia. La Sua lettura biblica ha degli accenti d’inculturazione in Africa, come testimoniano le sue numerose opere. Continua ancora oggi diverse attività teologiche e missionarie. Ce le può presentare?

Effettivamente, dopo una trentina di anni d’insegnamento della Bibbia, di cui più di venti alla Facoltà di Teologia di Yaoundé, sono andato in pensione. Ho passato un anno nella mia diocesi per reinserirmi un po’ e aggiornare i miei numerosi libri. Poi sono andato come prete Fidei donum nella diocesi di Créteil, in Francia. Ho trascorso un anno appassionante nella parrocchia di Kremlin Bicêtre e vi ho sperimentato relazioni fraterne sia con i confratelli nel sacerdozio che con i parrocchiani.

Avrei voluto in tale modo fare una pausa rispetto al lavoro teologico ed esegetico, ma questo non è stato possibile. Da molti anni, in effetti, sono membro di numerose associazioni teologiche e a tal titolo sono ancora invitato spesso per degli interventi. È il caso anche di questo Colloquio svoltosi a Lovanio. In Africa sono ancora sollecitato per dei colloqui e per degli interventi come esperto, anche se ho deciso di declinare alcune di tali richieste. Per il momento, accetto di partecipare a dei colloqui e a proposte di articoli. In seguito, vorrei riprendere un lavoro personale di scrittura, fondato soprattutto sulla memoria, come ho fatto rieditando nel 2013 gli Atti dell’importante Congresso del 1972 sull’Africa nera e la Bibbia, con una mia postfazione, per le edizioni dell’UCAC.

Lascio ai giovani il lavoro delle prospettive nella teologia africana. Voglio occuparmi piuttosto del lavoro di memoria, dando loro gli strumenti per questo lavoro di prospettiva. Come dice il proverbio cinese, “gli anziani aprono la porta, ma sta ai giovani di entrarvi, se lo desiderano...”.

  • Lei lavora nel COMITHEOL, nella Commissione Teologica dello SCEAM, il Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e di Madagascar. Come è stato vissuto il Giubileo dei 50 anni di tale Simposio, celebrato in Uganda a luglio scorso? Quali sono le linee teologiche e missionarie principali messe in evidenza nel corso di questo anno di celebrazione e di riflessione?

In effetti, mi è stato chiesto di far parte della Commissione teologica del Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e di Madagascar già da diversi anni. È un organo di tale Simposio (abbreviato SCEAM) al quale è chiesto un intervento qualificato, particolarmente durante i grandi avvenimenti che scandiscono la vita del Simposio, come le assemblee generali. A luglio scorso, a Kampala, si celebrava sia la 18a Assemblea plenaria del Simposio che i 50 anni dalla nascita dello SCEAM. Tale nascita avvenne infatti in occasione della visita del Papa Paolo VI in Africa, a Kampala, venuto per onorare i martiri dell’Uganda che erano stati canonizzati durante il Concilio Vaticano II.

Questo Giubileo è stato un momento di memoria per celebrare tutto quello che il Signore ha realizzato attraverso lo SCEAM, sia a livello dell’organizzazione che della riflessione e dell’impegno socio-politico. Voleva essere un momento di metanoia, di conversione. È in questo senso che l’anno giubilare è stato minuziosamente preparato, con un calendario liturgico per la meditazione della Parola di Dio che interpellava la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa alla conversione dei cuori e delle istituzioni.

Il Giubileo è stato un invito a ritornare ai fondamenti della nostra fede, della nostra missione e della nostra teologia, da lì il tema del Giubileo: “Chiesa-Famiglia di Dio che è in Africa, celebra il tuo Giubileo! Proclama Gesù Cristo nostro Signore”.

Oltre al Messaggio finale del Giubileo, fra qualche mese uscirà un “Documento di Kampala” che darà gli orientamenti dello SCEAM per i prossimi anni. Spero che questi contributi mobilitino l’insieme della Chiesa del Continente, in primo luogo i teologi, gli istituti di formazione, i pastori e certamente anche i mezzi di comunicazione sociale.

(A cura di Antonietta Cipollini)

(Continua)

 

 

Paulin Poucouta

Professore emerito dell’Institut Catholique di Yaoundé, Poucouta Paulin, sacerdote della diocesi di Pointe-Noire (Congo Brazzaville), è dottore in Teologia biblica dell’Institut Catholique di Parigi e dottore in Scienze delle religioni di Parigi IV-Sorbona. Ha insegnato Sacra Scrittura, il greco biblico e letture africane della Bibbia all’Institut Catholique di Yaoundé e in altre istituzioni d’Africa e di Europa. È membro dell’Associazione dei Teologi Africani (ATA), dell’Associazione Panafricana dei Biblisti Cattolici (APECA), dell’Associazione Cattolica Francese dello Studio della Bibbia (ACFEB), della Commissione Teologica del Simposio delle Conferenze Episcopali d’Africa e Madagascar (COMITHEOL), del Centro degli Studi Africani di Ricerche Interculturali (CEAF&RI). È l’autore di numerose pubblicazioni, tra le quali segnaliamo: Quand la Parole de Dieu visite l’Afrique. Lecture plurielle de la Bible, Ed. Karthala, Paris 2011 (tradotto anche in inglese nel 2015). È stato anche esperto sinodale alla Seconda Assemblea dei Vescovi per l’Africa. Da settembre 2019, è direttore della rivista “Spiritus”.

 

 

03/01/2020