Il 18 agosto la Chiesa ricorda il 73° anniversario della morte di san Luis Alberto Hurtado Cruchaga, un gesuita cileno che mise al centro della sua vita Gesù, i poveri e i giovani.
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Padre Hurtado, nato a Viña del Mar (Cile) nel 1901, entrò nel noviziato dei gesuiti dopo essersi laureato in legge e rifiutando anche una sicura carriera politica, oltre che professionale. Seguì gli studi filosofici e teologici in Spagna, terminandoli a Lovanio (Belgio) dove conseguì anche il dottorato in pedagogia e psicologia. Tornato in Cile, si dedicò a un’intensa attività di insegnamento, esercizi spirituali e innumerevoli incontri; venne nominato assistente nazionale dell’Azione Cattolica e nel 1944 fondò il “Focolare di Cristo” per i senza dimora, che poi si aprirà a varie forme di povertà. Nel 1947 creò l’Associazione Sindacale Cilena e nel 1951 la rivista Mensaje per diffondere la dottrina sociale della Chiesa, ai cui temi Hurtado dedicò vari dei suoi scritti. Nel 1952 morì di cancro al pancreas commuovendo l’intero Cile[1].
Canonizzando il gesuita cileno, nella Giornata Missionaria Mondiale 2005, Benedetto XVI evidenziò che egli “volle identificarsi con il Signore e amare con il suo stesso amore i poveri”, ricordando, più oltre, che “Cristo continua a esortare i suoi discepoli con le parole: ‘Date loro voi stessi da mangiare’”. Scoprendo la sua vita, si vede quanto siano cruciali tali parole di configurazione al Signore. Non basta, infatti, ricordarlo per l’opera per la quale è più conosciuto, Hogar de Cristo (che si occupa tuttora di più di 40.000 persone), per la nascita di un sindacato in cui i lavoratori potessero ispirarsi alla dottrina sociale della Chiesa, per l’intenso apostolato con gli studenti, gli operai, gli imprenditori e per i suoi scritti che analizzano la società e la cristianità cilene.
È la sua vita interiore che dà senso a tutto quello che ha fatto in pochi anni di sacerdozio: essere Cristo per gli altri e vedere Cristo negli altri.
Dove comincia la rivoluzione cristiana
La sua intimità con Dio è una priorità assoluta. Per questo, nonostante i molteplici impegni, cercò sempre quel dialogo come sorgente del suo grande amore per i cileni. Se è Cristo che opera in noi, si comprende che solo in Lui, morto e risorto per tutti, si trova il vero progresso secondo i criteri di Dio: “La vita è vita nella misura in cui si possiede Cristo”.
Il progetto di orientare cristianamente la società inizia con l’“instaurare in noi stessi quella rivoluzione sociale che progettiamo”. Come illuminare se non siamo luce, come dare ciò che non abbiamo? “Il mondo è stanco di discorsi, vuole fatti, vuole opere, vuole vedere cristiani che incarnano come Cristo la verità nella loro vita”. Per Hurtado questo iniziava dalla propria comunità religiosa gesuita.
Ciò che conta è “essere un altro Cristo e operare come Lui, dare a ogni problema la Sua soluzione, pensando che io e Cristo siamo uno”. E questo richiede una vita di fede: preghiera, meditazione, Eucaristia, amicizie e letture spirituali per poter, “senza uscire dal mondo, essere sale del mondo e la sua luce”. Queste parole furono scritte da Hurtado a 45 anni, 6 anni prima della morte, quando aveva sviluppato già molte attività e altre lo attendevano. Le scrisse durante uno dei viaggi che faceva per apprendere dall’esperienza di altri, rinnovare le conoscenze e confrontarsi. È un tratto caratteristico questo, insieme ai libri con cui ritornava e alle tante letture che faceva per non impoverire il suo spirito e cercare in essi nuovi orizzonti in vista di un’azione migliore, convinto che tutto quello che è verità, ovunque si trovi, interessa alla Chiesa.
Per Hurtado il sacerdote ha il dovere di predicare:
“Siamo dottori, questa è la missione. Non parlare è l’orrendo peccato... perché ci neghiamo a generare figli per il cielo... Ogni epoca ha la sua domanda alla Chiesa: quella del nostro secolo è il problema sociale... Vorrebbero avere la risposta della Chiesa e noi che crimine se non gliela diamo... per vigliaccheria o pigrizia”.
Il sacerdote è l’educatore che “forma l’anima del popolo”. Un esempio tra i tanti è il suo libro ¿Es Chile un país católico? (Il Cile è un paese cattolico?) con il quale mise a nudo la realtà: la povertà, i problemi dell’educazione, la crisi dei valori, le scarse vocazioni sacerdotali, la mancanza nella maggioranza dei cattolici di vita interiore e “cristianesimo integrale” che è un’attitudine di totalità, con cui conoscere a fondo la propria fede, vivere la liturgia, dedicarsi a opere di apostolato specie tra i poveri.
Qual è il fondamento del “cristianesimo integrale”? Il principio dell’incarnazione, per il quale gli uomini sono uniti a Cristo e sono chiamati a essere uno con Lui. Per questo occorre estendere il nostro amore oltre Cristo, al Suo corpo, e portare sollievo all’uomo, ai poveri. Se non vediamo Cristo negli altri è perché la nostra fede è tiepida.
Quando Hurtado iniziò a raccogliere i poveri nell’Hogar de Cristo sapeva che l’aiuto non si può limitare al piano materiale, ma occorre un’istruzione, uno sbocco lavorativo e una formazione spirituale, dare la coscienza del proprio valore come persona e figlio di Dio. Va sottolineato che, a chi poteva, veniva richiesta una minima quota per essere ospitato, per educare e salvaguardare la dignità del povero. Per Hurtado è importante “che le cose non si regalino”.
Il suo rapporto con i poveri tocca la relazione Chiesa/politica. La linea data dalla Santa Sede indicava già che la Chiesa non può disinteressarsi del bene comune, occorre formare i laici affinché partecipino alla vita politica, ma essa non può legarsi a un partito attraverso il Clero, poiché, come scriveva proprio ai Vescovi del Cile nel 1934 l’allora Cardinal Pacelli, i gruppi politici possono arrivare a conclusioni differenti senza allontanarsi dall’insegnamento cattolico.
Il sindacato voluto da Hurtado era affidato ai laici e lui si ritagliava solo il ruolo di assessore. In esso era importante la preparazione religiosa dei dirigenti. Nella sede vi era una cappella dove si celebrava spesso la Messa.
Predicare ai giovani la virilità di Cristo
Hurtado deve la sua vocazione sacerdotale e sociale al Padre Fernando Vives Solar che con i suoi circoli di studio sulla dottrina sociale della Chiesa, in cui ognuno si preparava un tema da esporre agli altri per ampliare le conoscenze di tutti, gli dette il gusto dell’approfondimento e dell’impegno per i poveri.
Da qui si comprendono anche le idee chiare del suo lavoro con i giovani e nell’Azione Cattolica. Contestava alcuni metodi che riducono il gruppo a una associazione di beneficenza o sportiva in cui iniziative spettacolari (da “fuochi artificiali”, con discorsi pomposi e molti applausi) cercano una efficacia “lampo” senza preparazione profonda, con l’unica preoccupazione di accrescere i “numeri”. Per lui, in questo modo non si toccano le coscienze e il Vangelo non mette radici. Occorre invece orientarsi su piccoli nuclei di persone ben formate prima di espandersi. Vi sono sempre 2-3 giovani nelle parrocchie... I metodi “dell’inganno” o “delle caramelle” col quale i giovani vengono invitati per spettacoli, sport, escursioni sono inutili: all’inizio essi vengono, poi quando scoprono intrattenimenti più attraenti altrove se ne vanno. L’assenza di contenuti e di una forte vita interiore rende vane anche iniziative culturali.
Egli puntò a una formazione a cerchi concentrici, dove vi era spazio per chi voleva dare di più, sia nell’Azione Cattolica con il gruppo El Servicio de Cristo Rey, sia nell’Hogar de Cristo, dove vi era un nucleo più ristretto che si consacrò a vita.
Per Hurtado, il giovane deve conoscere il Cristo energico e virile del sermone della montagna e della cacciata dei mercanti dal tempio, che calma le tempeste, che invita gli uomini a seguirlo lasciando tutto per possedere solo Lui; lo stesso Cristo che accarezza il prodigo, perdona la Maddalena, difende l’adultera.
Nell’insegnamento, in relazione, ad esempio, al problema di Dio, Hurtado sottolineava che occorre dare ai ragazzi gli elementi affinché si pongano il problema e lo risolvano, se ne sentono la necessità, ma non è il caso di “difendere Dio”. Credeva, infatti, nell’intelligenza dell’uomo ed anche nel suo potere di cogliere e trasformare la realtà, cominciando da se stessi, nella responsabilità sociale. Sottolineava pertanto la necessità di formare volontà forti, anche in riferimento alla vita sessuale dei giovani; l’uomo può sviluppare la sua libertà grazie a un ideale concreto di generosità ed eroismo. Non v’è formazione della volontà, non v’è vita ordinata e non v’è amore vero senza sacrificio: “Colui che non è eroe non è uomo”.
Egli non credeva nell’idea di Jean-Jacques Rousseau della natura umana buona, conosceva i bassifondi dell’anima e sottolineava la lotta che serve per perseguire l’ideale che affascina. Possiamo irrobustire la volontà dei giovani presentando gli esempi dei santi. Il punto, infatti, non è la giustificazione intellettuale della vita morale, ma l’incarnazione vivente e l’esaltazione del destino spirituale che mostrano, nella forza dei santi, tutta la loro verità, una forza maggiore di quella di coloro che perseguono ricchezze e sesso. È un ideale concreto ciò che forma la volontà. Per questo Hurtado indicava ai giovani anche il valore della castità, dell’obbedienza, della povertà della vita religiosa perché, e lo affermava riprendendo Dostoevskij, “chi non comprende il monaco, non conosce la vita”. Non temeva nel presentare loro le esigenze eroiche della vita cristiana. A proposito ricordava la frase di Nietzsche “non gettar via l’eroe nella tua anima”. Tutto dipende, infatti, dalle forze d’assalto delle proprie convinzioni.
Ecco perché stimolava i giovani a studiare, a conoscere e a impegnarsi: “contemplare” la miseria umana, visitare gli ospedali, le carceri, le case dei poveri farà comprendere loro le possibilità d’azione che hanno, fino al dono totale di sé, muovendoli a lavorare per una giustizia sociale. Troveranno così uno sbocco concreto all’ideale che è in loro. Il fondamento religioso, il comprendere di essere amati da Cristo e che Cristo aspetta di essere amato, sarà la base intellettuale e affettiva affinché non si spenga questo ideale, poiché “chi ha guardato profondamente negli occhi di Gesù almeno una volta non lo dimenticherà più”.
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[1] I testi di P. Hurtado sono tratti da: Congregatio Pro Causis Sanctorum, Sancti Iacobi in Chile. Canonizationis Servi Dei Alberti Hurtado Cruchaga. Positio Super Virtutibus, I, Roma 1987.
24/08/2025