Il 16 giugno 2026, all’età di 95 anni, è morto a Roma il Card. Camillo Ruini.

Senza alcun dubbio, il Card. Ruini è stato uno degli esponenti più eminenti dell’Episcopato italiano del dopo Concilio.

Innumerevoli sono stati le interviste e gli articoli apparsi dopo la sua morte. Non vi è stata un’unanimità di giudizi e ciò dà ragione al Card. Ruini per la sua celebre espressione: “Meglio essere irritanti che irrilevanti”.

Non è mia minima intenzione entrare nel dibattito sulle posizioni assunte dal Card. Ruini negli ultimi cinquant’anni di vita della Chiesa.

Mi limito solo a un ricordo umano dovuto al fatto che con il Card. Ruini ho avuto in comune alcuni momenti tra i più significativi della mia vita.

Ne enumero solo tre:

1. Ho conosciuto personalmente l’allora don Camillo nell’Almo Collegio Capranica da me frequentato negli anni 1961-1967, nel periodo di preparazione all’ordinazione sacerdotale di cui quest’anno, il 31 ottobre, celebro esattamente il sessantesimo anniversario.

Quando entrai in Collegio, Ruini era già da anni un ex studente della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, il quale continuava a frequentare il Collegio Capranica e ad alloggiarvi quando veniva a Roma per vari motivi.

Il mio primo ricordo di Ruini è che ogni volta che era presente in Collegio vi era sempre un gruppo numeroso di studenti che si riuniva attorno a lui, gli poneva varie domande ed era molto interessato alle sue acute risposte.

Ruini era una di quelle figure di ex studenti (l’altra che ricordo è quella di Mons. Enrico Bartoletti, una perdita prematura per la Chiesa italiana) che esercitavano di fatto un vero magistero teologico.

Non entro minimamente in un ricordo e un’analisi delle posizioni di allora di Ruini, ma onestamente voglio sottolineare la grande disponibilità che aveva verso noi studenti e le analisi mai superficiali che offrivano le sue risposte.

2. Mi ritrovai con Mons. Ruini quando la nostra piccola Comunità andò a vivere (per ragioni di lavoro con il quale ci sostentavamo) nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, proprio nella parrocchia di San Giorgio Martire, a Sassuolo, di cui un frutto vocazionale era stato Mons. Ruini.

Non dimentico la serietà profonda dei discorsi a tavola di don Camillo, tutte le volte che ci ritrovavamo a pranzo, insieme alle indimenticabili figure di Mons. Pellati, don Ercole, don Ugolini, don Erio e…

Anche a tavola Ruini, pur con grande cordialità, elevava sempre il discorso a uno spessore superiore e non lo faceva mai scadere a quei livelli che sono più tipici di tavolate goliardiche che di persone responsabili della vita della Chiesa.

3. Un ultimo ricordo: un’impressione che ho sempre avuto è stata quella della delicatezza del Card. Ruini nel rispondere sempre a qualsiasi scritto gli avessi mandato.

A tal proposito, voglio riportare un brano di un articolo che scrissi per il giornale “Missione Redemptor hominis” nell’anno 2000:

“La risposta del Card. Ruini mi ha fatto molto pensare. È arrivata pochi giorni dopo che aveva subito un delicato intervento chirurgico. Eppoi basterebbe consultare l’Annuario Pontificio per informarsi dei tanti incarichi di cui è gravato!

Mi colpisce vedere come uomini a volte soffocati dal lavoro e carichi di pesanti responsabilità trovino sempre il tempo di dare una risposta. E sorrido, seppur con tristezza, ogni qual volta trovo persone che si ritengono importanti solo perché non si degnano mai di darti una risposta.

Tra ricchi, potenti, intellettuali ci si può pure permettere di non rispondere. È una maniera stupida per mostrare che si hanno cose più importanti da sbrigare e farti capire che non sei degno di tanto onore.

Personalmente, mi reputo, e sono, un ricco. Capisco questo ‘sistema di comunicazione’ e più di tanto non mi lascio toccare. Ad ognuno i suoi piccoli giochi. In fondo siamo sempre bambini.

Dove, invece, il gioco risulta inaccettabile è quando è il povero, quello vero, che scrive.

Stringe il cuore, a volte, vedere quella cartolina scritta con calligrafia tremante, quell’immagine standardizzata comprata dal tabaccaio, quelle espressioni rituali usate da chi ha paura di rivolgersi nella spontaneità del cuore.

Lì il gioco non è più tollerabile e diventa crimine.

Nel segreto della vita di ognuno vi sono anche risposte non date.

Risposta e responsabilità hanno la stessa origine. Laddove non si risponde si manca di responsabilità. La fuga dalla risposta è fuga dalla responsabilità.

Questo non rispondere può provocare reazioni incontrollate e anche imprevedibili.

Madeleine Delbrêl, che a giusto titolo viene considerata tra le mistiche cristiane più interessanti degli ultimi tempi, attraversò in gioventù un periodo di aspro e duro anticlericalismo proprio a causa d’una lettera che, scritta a un prete, mai fu degnata d’una risposta. Molto più tardi ritornerà su questo episodio per raccomandare di ‘sempre rispondere’”[1].


Mi sono limitato solo ad alcuni ricordi personali.

Sul pensiero del Card. Ruini in relazione alla missione della Chiesa rimando a un mio scritto dal titolo: “Chiesa del nostro tempo. La missione come priorità ineludibile secondo il Cardinale Camillo Ruini”, pubblicato dalle Edizioni EMI[2].

Emilio Grasso

 

 

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[1] Cfr. C. de Boismarmin, Madeleine Delbrêl 1904-1964. Rues des villes chemins de Dieu, Nouvelle Cité, Paris 1985, 23.

[2] Cfr. E. Grasso, Ora è tempo di andare. Per aprire ogni esperienza umana al Signore che salva, EMI, Bologna 1997, 49-56.

 

 

 

11/07/2026