"Pascua Joven" 2018 a Ypacaraí: la testimonianza di Daysi e Alberto

 

La Pascua Joven (“Pasqua giovane”) – che si svolge annualmente nella nostra parrocchia di Ypacaraí come importante momento formativo nel contesto del Triduo Pasquale – anche quest’anno ha visto la presenza attenta, seria e organizzata dei giovani partecipanti ai tre anni di preparazione al sacramento della Cresima.

Dedicate all’approfondimento di tematiche umane, culturali e religiose, sul senso della vita e delle scelte che ognuno è chiamato a fare, queste tre giornate di ritiro si sono distinte anche per intensi momenti emotivi, in particolare quello della testimonianza di Daysi e Alberto, di cui parleremo, e per la partecipazione devota e ordinata dei ragazzi alle varie celebrazioni liturgiche.

L’analisi di alcune caratteristiche della società di oggi, nella quale sempre più emerge un individualismo narcisistico e viene eliminato l’incontro fisico per sostituirlo con una moltitudine di relazioni virtuali che passano per le reti sociali, attraverso lo schermo di un computer o di un cellulare, ha dato a Emilio lo spunto per introdurre questa Pascua Joven e per invitare i giovani a scoprire e a vivere relazioni reali, a non nascondersi e isolarsi dietro un cellulare, approfittando di queste giornate per conoscersi, parlare e confrontarsi con gli altri su tante situazioni che vivono.

La società virtuale, osservava Emilio, lascia ciascuno nella propria solitudine, chiuso in se stesso, nell’illusione di essere in contatto con tutti, attraverso una connessione, un profilo, una foto postata sulle reti sociali.

La realtà virtuale estranea la vita dalla fatica, dallo sforzo, dalla gioia e dalla sofferenza di una relazione umana, affettiva, dal contatto fisico e reale che richiede un tempo, un impegno, una cura, un sacrificio, un ascolto dell’altro. Essa non si confronta con la difficoltà autentica del reale. L’amore, la famiglia, la società si costruiscono sempre con sacrificio, ponendosi al servizio non dei capricci, ma delle necessità autentiche degli uomini, come ci hanno mostrato la passione e la morte di Cristo. Ognuno, in tal senso, è chiamato a cambiare la propria vita e diventare come Gesù, vivendo rapporti reali, confrontandosi con persone concrete che vivono i problemi, gli ostacoli, le gioie e le sofferenze dell’esistenza.

La testimonianza di Daysi e Alberto

La realtà della vita è quella di persone autentiche, come Daysi e Alberto, che conosciamo da tanti anni, cresciuti nella nostra parrocchia. Con la loro testimonianza viva e vera hanno mostrato la concretezza della loro relazione, quella dell’amore tra due ragazzi che si sono conosciuti, hanno formato una famiglia, sono diventati genitori, assumendo responsabilmente tutte le conseguenze, le sfide, le prove che questa loro scelta, nella buona e nella cattiva sorte, ha presentato loro.

Emozionati, Daysi e Alberto hanno trasmesso ai giovani ciò che hanno costruito e vissuto tra di loro e con Lucas, il loro primo figlio, deceduto a causa di una grave malattia. La loro storia, raccontata in maniera semplice ma efficace, ha suscitato una grande commozione tra i presenti ed è stata per tutti un momento molto intenso di questa Pascua Joven.

La loro storia non è straordinaria, anzi, si può considerare normale. Figli di famiglie umili, si sono incontrati da ragazzi, hanno frequentato la parrocchia, si sono fidanzati, hanno terminato i loro studi, si sono conosciuti e preparati durante nove anni, non isolandosi, ma impegnandosi e aprendosi agli altri, anche come catechisti, lavorando – entrambi sono insegnanti – per avere la possibilità di formare una famiglia, avere una casa, dei figli. Si sono sposati.

A un certo punto nella loro vita è arrivato Lucas, un bimbo straordinario, che molti dei giovani presenti avevano conosciuto. Lucas però è nato con dei problemi: non cresceva e non aumentava di peso e stava male.

È iniziato, così, un lungo calvario per Lucas e per i suoi genitori. In Paraguay, quindici anni fa, quando Lucas è nato, nonostante indagini e analisi mediche (anche molto costose per una famiglia come la loro), i medici non riuscirono a diagnosticare la sua malattia.

I suoi genitori non si dettero per vinti, iniziarono a cercare in qualsiasi direzione per sapere cosa avesse Lucas e poterlo curare. Con l’aiuto della loro numerosa famiglia e di tanti amici, perché non avrebbero potuto affrontare da soli tutto il carico anche economico della malattia, lo portarono in Cile, come indicavano i medici, dove in poco tempo gli fu diagnosticata un’insufficienza renale acuta con poche speranze di vita.

Iniziarono le cure. A quel tempo non si poteva parlare di trapianto e neppure di dialisi, che Lucas non era in grado di sopportare. Si sapeva però che, prima o poi, se fosse riuscito a sopravvivere, Lucas sarebbe dovuto andare in dialisi. Attraverso cure e controlli cercarono di rendergli la vita il più normale possibile. Andava a scuola con risultati superiori alla norma, era un bimbo vivace, attivo, attento, sensibile, con un’intelligenza acuta. Quando divenne consapevole del suo stato fisico, interrogava i medici e sapeva tutto della sua malattia; sapeva che, se avesse raggiunto determinate condizioni, sarebbe potuto entrare nella lista d’attesa per un trapianto.

Dopo un primo tentativo di trapianto, mancato perché Lucas non stava bene, lo scorso anno, nel mese di novembre, pochi giorni prima del suo quindicesimo compleanno, è apparso un donatore compatibile. Nonostante i tanti timori per l’operazione, Daysi e Alberto vivevano la felicità e l’entusiasmo di Lucas per questa opportunità.

Dopo il trapianto le cose sembravano andare nei migliori dei modi. Presto, però, sono iniziate le complicazioni, fino a che è stato diagnosticato il rigetto e il rene trapiantato ha dovuto essere asportato. In poco più di un mese, Lucas, tra speranze e delusioni, ha subito sette operazioni. Il suo fisico non ce l’ha fatta, ma non voleva morire il giorno di Natale. Ha resistito ed è morto mezz’ora dopo la mezzanotte, quando era già il 26 dicembre.

Daysi, raccontando questa storia, riviveva le emozioni e la sofferenza dei momenti felici e dolorosi passati con Lucas, ma ha voluto rimarcare per i giovani presenti l’importanza di curare, in qualsiasi momento, l’aspetto spirituale della vita. “Senza una forza spirituale, la forza della fede, non possiamo fare neppure un passo ed è difficile andare avanti. Con l’aiuto di Dio, per quanti ostacoli incontriamo nella vita, troveremo sempre la possibilità di avanzare. Quello che vorrei dirvi con insistenza è di non aver paura di avvicinarvi a Dio”.

“Quello che abbiamo vissuto – ha raccontato Alberto – non è virtuale, ma ben reale, e solo l’amore, la relazione forte tra me e mia moglie, insieme alla fede in Dio, ci hanno permesso di sostenere tutto e di amare Lucas con tutte le nostre forze, mantenendoci saldi nella nostra relazione”.

Daysi e Alberto hanno anche raccomandato ai giovani presenti di non affrettarsi nelle relazioni sessuali, perché queste non sono tutto. “Non anticipate i tempi, crescete in un gruppo giovanile, in un impegno cristiano, in parrocchia, curate l’aspetto spirituale, per crescere insieme quando sarà il momento di fidanzarvi, però non giocate con l’amore”.

Alberto testimoniava che si deve amare quel che si fa e si deve farlo bene e a suo tempo, altrimenti è meglio non farlo. Ogni cosa ha il suo momento.

“Ciascuno – diceva Alberto – deve approfittare del tempo che ha, deve riempirlo con le cose buone che la vita gli offre e ogni cosa ha il suo tempo. Vi posso assicurare, insieme a Daysi, che la nostra storia con Lucas non è stata virtuale; siamo reali e ci siamo aiutati e sostenuti in tutto quello che dovevamo fare per Lucas. Per me tutto è stato una croce di amore. La croce – continuava Alberto – può apparire in qualsiasi momento della vita, come è apparsa per noi, ma se non l’abbracciate con amore, non potrete portarla. La croce è sofferenza, ma nello stesso tempo è amore: senza l’amore la croce risulta insopportabile e il tutto non ha senso. Ricordatevi, però, che chi abbraccia la croce con Cristo – ha concluso Alberto – con Lui arriva anche alla sua Risurrezione”.

È questo il messaggio forte lasciato a tutti i giovani di questa Pascua Joven.

(A cura di Emanuela Furlanetto)

 

 

 

23/04/2018